COLIN WILSON - DAMON WILSON
...
.
...
IL GRANDE LIBRO DEI MISTERI IRRISOLTI.
...
.
...
Parte 9.
...
.
...
Titolo originale: The Mammoth Encyclopedia of Unsolved Mysteries.
Traduzione di: Franco Ossola.
2002, 2012 Newton Compton editori.
ISBN 978-88-541-3754-7.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
COLIN E DAMON WILSON, SCRITTORI E INDAGATORI ESPERTI DEL MONDO PARANORMALE, SI CONFRONTANO CON I 63 ENIGMI PI INTRIGANTI DEL NOSTRO TEMPO.
...
.
...
INDICE di questa parte.
...
.
...
57. Dov' Monna Lisa?
58. Il gruppo terroristico Baaden-Meinhof.
59. Il delitto Basa.
60. I cerchi nel grano.
61. Philip K. Dick era posseduto da un angelo?
62. Rudolf Hess.
63. Il mistero dell'ipnosi.
...
.
...
Fine Indice.
...
.
...
CAPITOLO 57.
DOV' MONNA LISA?

La risposta a questa domanda sembra pi che evidente: al Louvre. Ma, la
questione non  affatto semplice come sembra.
Il ritratto di Monna Lisa  meglio noto in tutto il mondo come La Gioconda,
ovvero la dama sorridente. Si tratta di un quadro che, come tutti sanno,
venne dipinto dal grande maestro Leonardo, nato a Vinci, una cittadina della
Toscana nei pressi di Firenze, nel 1452. Monna Lisa (la parola monna  semplicemente
l'abbreviazione della parola madonna, cio signora) era una
giovane donna maritata di ventiquattro anni quando mastro Leonardo la incontr.
Era la moglie di un uomo di oltre vent'anni pi vecchio di lei, il ricco
Francesco del Giocondo, e quando Leonardo inizi a ritrarla attorno al
1500 aveva appena perduto un figlio. Il Vasari, biografo di Leonardo, ricorda
come il marito fosse solito convocare giocolieri e musici pur di allietare la
sua giovane e bella sposa. Per una misteriosa ragione, Leonardo era ossessionato
da lei. La fattura del quadro and avanti per molti anni, perch l'artista
se ne diceva continuamente scontento. Questo, ovviamente, ha suscitato mille
illazioni. La pi logica parla di Leonardo innamorato e della tresca nata fra
i due, anche se l'ipotesi non sembra troppo accreditata. Leonardo, infatti, era
omosessuale e del sesso poco si curava, affermando, con un sarcasmo degno
di Swift che l'atto del coito e gli organi che lo attuano sono cos odiosi che,
se non fosse per la belt dei visi, la specie umana perderebbe la sua umanit.
Tuttavia doveva esserci qualcosa di veramente speciale in Monna Lisa, se il
grande artista pass pi di sei anni per cercare di coglierne il misterioso sorriso.
Un altro dei suoi biografi, Antonia Vallentin, dichiara in modo esplicito
che mai nessun'altra donna lo aveva affascinato tanto. Leonardo consegn il
ritratto non finito della donna al marito Francesco prima di lasciare Firenze
nel 1505, anche se a intervalli irregolari aveva poi continuato a porci mano
una volta tornato in citt.
Nel suo Vite de'pi eccellenti architetti, pittori e scultori italiani, Giorgio
Vasari afferma che quattro furono gli anni di lavoro che Leonardo dedic al
ritratto di Monna Lisa, lasciandolo comunque incompiuto: Questo quadro
appartiene ora a Francesco, il re della Francia, che lo conserva a Fontainebleau....
Questa, crediamo tutti,  la tela conservata al museo parigino. Ma
la cosa suscita un interessante interrogativo. Come abbiamo detto, Leonardo
consegn l'opera nel 1505 al marito della donna e gi dopo soltanto quarantanni,
quando il Vasari scrive,  passata nelle mani del re di
Francia. Possibile che una famiglia benestante come quella dei
Giocondo non potesse
conservare un simile capolavoro? E poi, il quadro conservato al Louvre 
chiaramente finito in ogni sua parte.
Ma c' un altro spunto misterioso. Nel 1584 uno storico dell'arte, Giovanni
Paolo Lomazzo, pubblic un libro su pittura, scultura e architettura in cui
menziona la Gioconda e Monna Lisa come se si trattasse di due quadri diversi.
Il libro  dedicato a don Carlo Emanuele, granduca di Savoia, grande
ammiratore di Leonardo, sembra improbabile che la cosa sia un errore di
stampa o di distrazione.
Due Gioconde? Se s, dove sta allora l'altra? E, pi importante ancora, chi
era la seconda?
La risposta alla prima domanda  facile: al Louvre. Il quadro pi famoso del
mondo e di ogni tempo, riprodotto pi di qualsiasi altro, raffigura senza dubbio
la Monna Lisa che abbiamo appena presentato.
Dove  finito invece il ritratto della donna che ossessionava Leonardo al
punto da non consentire alla sua pur eccelsa arte di portare l'opera a compimento?
Vi sono alcune prove attestanti che a met del XVIII secolo questa
Monna Lisa originale sarebbe stata segretamente trasferita dall'Italia nel Somerset,
in Inghilterra, nella casa avita di un nobiluomo. All'alba del primo
conflitto mondiale, venne riscoperta dal grande esperto Hugh Blaker a Bath,
il quale la acquist per una manciata di ghinee e la port nel suo studio di
Isleworth. Qui divenne celebre come la Monna Lisa di Isleworth. Si trattava
di una tela pi grande di quella conservata al Louvre e - cosa pi significativa
- non finita. Lo sfondo, infatti, risultava appena accennato. Blaker ne era
rimasto straordinariamente impressionato. La donna ritratta era pi giovane e
bella di quella del Louvre. Blaker era convinto che la Monna Lisa menzionata
dal Vasari fosse la sua. Ecco come lo racconta col suo delicato lirismo:
Avvenga che gli occhi avevano qui lustri e quelle acquitrine che di continuo si veggono
nel vivo, et intorno a essi erano tutti quei rosignoli lividi et i peli, che non senza grandissima
sottigliezza si possono fare. Le ciglia per avervi fatto il modo di nascere nella
carne, dove i pi folti e dove i pi radi, e girare secondo i pori della carne, non potevano
essere pi naturali. Il naso, con tutte quelle aperture rossette e tenere si vedeva essere vivo.
La bocca con quella sua sfenditura con le sue fini unite dal rosso della bocca con la
incarnazione del viso, che non colori, ma carne pareva veramente.
Sir Kenneth Clark, citando questo esemplare passaggio nel suo libro su
Leonardo, si domanda: Chi, in questa descrizione, riesce a riconoscere la divinit
oceanina ritratta nel quadro del Louvre?. A cui Blaker replica: Certo,
 precisa, peccato che il suo commento faccia riferimento alla Monna Lisa
di Isleworth.
C' infine un altro punto ancora che testimonia che la vera Monna Lisa era
quella ritrovata da Blaker. Verso il 1504, un altro grande pittore, Raffaello
Sanzio, disse di aver veduto il dipinto nello studio di Leonardo e di averne
tratteggiato uno schizzo. Ebbene, in questo schizzo ai lati dell'immagine si
vedono due coppie di colonne greche: quelle che si trovano nella Monna Lisa
di Isleworth e non in quella del Louvre.
Per Blaker la sua Monna Lisa era decisamente la pi bella e
con lui si dicono concordi molti altri esperti d'arte. Ci non
toglie che altrettanto numerosi
sono gli estimatori della Monna Lisa del Louvre. Celeberrimo il passaggio
pubblicato nell'opera Il Rinascimento in cui scrive: La donna sembra pi
antica ancora delle gi vetuste rocce che fanno da sfondo alla sua figura, al
pari di un vampiro, ella sembra essere morta e poi rinata infinite volte....
W. B. Yeats considera il dipinto cos bello da cantarlo nei versi comparsi nel
suo Oxford Book of Modem Verse : Ci che realmente vedo in Monna Lisa
 la misteriosa immagine di una donna che riesce a scavalcare persino la mia
buona disposizione e la mia attenzione... affascinante, intrigante, sicura con
quel sorriso di soddisfazione anticipata e quell'invadente aria di ostile superiorit....
Per il poeta la bellezza della Monna Lisa del Louvre  stata come
sacrificata sull'algido altare della tecnica. Nessuno, al contrario, si sognerebbe
mai di dire questo davanti al calore della Monna Lisa di Isleworth.
Ma, viene da domandarsi, se la donna che sta appesa al Louvre non  la
moglie di Francesco del Giocondo, allora chi ? A questo proposito l'annotazione
pi significativa la ritroviamo in un documento a firma di
Antonio Beatis, segretario del cardinale di Aragona. Quando nel 1517 Leonardo si era recato
presso la corte di Francesco I aveva ricevuto la visita del cardinale e la
conversazione era stata registrata dal segretario. Nell'occasione, Leonardo
gli aveva mostrato alcuni lavori, fra cui san Giovanni, la Madonna e sant'Anna
e il ritratto di una certa dama fiorentina, ritratta dal vivo su richiesta del
defunto magnifico Giuliano de' Medici....
Nella sua biografia di Leonardo, Antonia Vallentin, ipotizza che questo sia
l'autentico ritratto di Monna Lisa e si domanda: Forse Giuliano de' Medici
aveva amato Monna Lisa in giovent... essendone ancora innamorato, ma sapendo
della sua unione matrimoniale con Francesco del Giocondo, perch
non immaginare avesse incaricato Leonardo di un ritratto il pi fedele possibile?.
Una bella romanticheria, peccato che svanisca all'istante se solo diamo
un'occhiata alle date. Giuliano de' Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico,
signore di Firenze, venne assassinato nella cattedrale della citt nel
1478. I congiurati - soprattutto i ricchi banchieri - avrebbero voluto eliminare
anche Lorenzo, ma questi era stato pi svelto di loro ed era scampato all'uccisione.
Ma tutto questo succedeva esattamente un anno prima della nascita
di Monna Lisa.
Allora: chi era la nobildonna dipinta da Leonardo su commissione di Giuliano
de' Medici? La risposta quasi certa ci segnala Costanza d'Avalos, l'amante
del principe, una donna cos piacente e ben disposta da avere sempre
il sorriso sulle labbra e da essere chiamata la sorridente, la Gioconda, per
l'appunto...
Sembra, pertanto, che il quadro oggi conservato al museo del Louvre sia
stato intitolato cos per mero errore. Il soggetto che vi compare  una donna
senza dubbio sulla trentina e non appena oltre i vent'anni come era al tempo
del ritratto la moglie di Francesco del Giocondo. Leonardo lo port con s in
Francia, per andare ad arricchire la collezione del re Francesco I e destinato
quindi al Louvre. L'altro quadro, quello non finito, era rimasto invece in Italia,
poi era stato trasferito in Inghilterra e acquistato da Hugh Blaker nel
1914. Si sa che nel 1962 la tela  stata comperata per una somma ingente ma
sconosciuta - ovviamente per centinaia di milioni da un gruppo svizzero
capeggiato dal dottor Henry F. Pulitzer. Lo stesso Pulitzer ha dato alle stampe
un libricino intitolato Where is th Mona Lisa? In cui sostiene apertamente
che la vera Madonna Lisa del Giocondo  quella ritratta nel quadro di sua
propriet. La considerazione di Pulitzer  semplice. Esistono due Gioconde,
dal momento che la bella dama aveva pieno diritto di farsi chiamare sia col
nome della casata del marito, che con quello che aveva prima di sposarsi. Ma
esiste una sola Monna Lisa e non  quella che sta al Louvre, ma quella di
Londra.
 
CAPITOLO 58.
IL GRUPPO TERRORISTICO BAADER-MEINHOF.

Suicidio o assassinio?
Nel pomeriggio di marted 13 ottobre 1977, quattro palestinesi assumono il
controllo dell'aereo Lufthansa LH181 in volo da Maiorca a Francoforte. Sono
due uomini e due donne. Sotto la minaccia delle armi costringono i piloti a
dirottare verso l'Italia per fare scalo all'aeroporto internazionale Leonardo da
Vinci di Roma. Dopo aver minato l'intero aereo con dell'esplosivo, i dirottatori
espongono le loro richieste in nome di una organizzazione in lotta contro
l'imperialismo nel mondo.
Gli osservatori esperti non mostrano sorpresa quando i dirottatori chiedono
la liberazione di tutti i prigionieri politici tedeschi, ben sapendo che le organizzazioni
terroristiche paramilitari palestinesi sono molto vicine all'ala sinistra
rivoluzionaria della Germania Occidentale. La richiesta viene poi ridimensionata,
reclamando la liberazione di undici membri importanti dell'organizzazione
terrorista RAF (Frazione dell'Armata Rossa), prigionieri nella
Repubblica Federale Tedesca.
Nei tre giorni che seguono, l'aereo viene prima dirottato su Cipro, quindi
nel Dubai, per evitare che corpi di agenti e polizia segreta possano organizzare
qualche attacco a sorpresa. Infine, venerd 16 ottobre, viene fatto atterrare
ad Aden, nello Yemen.
Appena fatto scalo, il pilota Jiirgen Schumann chiede ai dirottatori il permesso
di scendere qualche istante per verificare l'efficienza del carrello che
nell'ultimo atterraggio ha subito qualche inconveniente. Eseguito il controllo
e constatata la funzionalit del dispositivo, mentre l'uomo si appresta a risalire
sul velivolo compie il madornale errore di scambiare qualche battuta a distanza
con un gruppo di uomini della sicurezza dell'aeroporto. La leggerezza
non gli viene perdonata. Una volta a bordo, i dirottatori lo fanno inginocchiare
e lo giustiziano con un colpo di pistola alla nuca davanti a tutti gli
ostaggi. Il corpo del povero Schumann viene gettato fuori dall'aereo, mentre
il pilota in seconda  costretto a ripartire e a puntare su Mogadiscio, in Somalia.
Frattanto, mentre l'ultimatum imposto dai terroristi per la consegna dei prigionieri
sta per scadere sotto la minaccia di far esplodere il velivolo, il governo
della Germania Occidentale cerca di organizzare qualche contromossa.
La proposta  quella di liberare gli undici prigionieri, condurli a Mogadiscio,
consegnare ai palestinesi un'ingente somma di danaro e consentire loro di andarsene
via su un nuovo aereo. Il leader dei dirottatori, che si fa chiamare
Martire Mahmoud, sembra accettare e stabilisce di prorogare il termine per
facilitare la realizzazione dell'accordo, badando per a precisare: Attenti:
non ci devono essere trucchi. Che non sia un'altra Entebbe.
Citando Entebbe egli faceva riferimento a un episodio simile avvenuto qualche
anno prima. Nell'occasione un aereo di linea dell'Air France in rotta da
Tel Aviv verso Parigi era stato dirottato sull'aeroporto di Entebbe, in Uganda.
I dirottatori, cinque arabi e due tedeschi, avevano negoziato con l'allora
presidente dell'Uganda, Idi Amin, richiedendo la liberazione di cinquantatre
terroristi filo palestinesi tenuti prigionieri in Israele e in altre parti del mondo.
Fra questi vi erano anche due membri del gruppo Baader-Meinhof e quattro
affiliati al Movimento del Due Giugno, in carcere in Germania Occidentale.
Due giorni appresso, tre aerei da trasporto militari erano atterrati non annunciati
a Entebbe. Ne erano scese alcune squadre di commando specializzati
israeliani con il compito di presidiare gli edifici principali dello scalo e riconquistare
l'aereo dirottato. Ne era seguito un violento conflitto a fuoco nel corso
del quale venti militari ugandesi, un soldato israeliano, tre ostaggi e tutti e
sette i dirottatori erano morti. Il resto degli ostaggi era stato tratto in salvo.
I sospetti di Martire Mahmoud non sono del tutto ingiustificati. Alle due del
18 di ottobre, infatti, alcuni agenti dell'appena nato corpo antiterrorismo della
Germania Occidentale, il GSG, attaccano l'aereo. Dopo aver dato fuoco a
un bidone d'olio proprio davanti al muso dell'aereo per distrarre i terroristi, i
commando, forzato il portello posteriore di ingresso, lanciano alcune granate
esplosive. Approfittando della confusione e del fumo si introducono nel velivolo
e ingaggiano una folle sparatoria con i terroristi, fra il terrore degli
ostaggi. In breve tre dirottatori, fra cui il capo, cadono morti e un quarto viene
gravemente ferito. Una sola vittima fra gli ostaggi, nessuna fra gli uomini
del commando.
Il dirottamento di Mogadiscio costituisce il terzo caso eclatante in cui le autorit
tedesche si trovano di fronte alla richiesta di liberazione dei membri
della banda Baader-Meinhof. Il primo era stato quello di Entebbe. Il secondo
si era verificato solo qualche settimana prima. Il 5 settembre
del 1977 un sessantunenne industriale tedesco, il dottor Hans
Martin Schleyer, era stato rapito
dalla RAF a Colonia. Nell'azione erano morti l'autista dell'industriale e
le tre guardie del corpo armate che seguivano la sua auto a breve distanza. La
successiva richiesta di riscatto contemplava la liberazione degli stessi undici
elementi del movimento richiesti anche dai dirottatori di Mogadiscio. (Non
per nulla, si scopr che i messaggi erano stati battuti dalla stessa macchina da
scrivere).
La storia del dirottamento di Mogadiscio finisce dunque alle 2,15 del pomeriggio
del 18 ottobre 1977. Appena dopo le 7,30 di mattina di quello stesso
giorno era accaduto un fatto terribile. I secondini del carcere di
Stammheim a Stoccarda, in Germania Occidentale, nell'atto di consegnare la
colazione ai prigionieri del braccio sette, avevano trovato Jan-Carl Raspe riverso
sulla brandina con un proiettile conficcato in testa. L'uomo, un terrorista
della banda Baader-Meinhof, doveva scontare l'ergastolo per la
riconosciuta uccisione di quattro militari americani nel corso
di un attentato dinamitardo.
Trasferito in ospedale era spirato dopo poco. Tre celle pi in l un
altro terrorista, Andreas Baader, il capo del gruppo, era stato pure lui trovato
morto con accanto una pistola. Mentre nel reparto femminile Gudrun Ensslin,
l'amante di Baader, era stata rinvenuta senza vita, impiccata alle sbarre di ferro
della sua cella. Il quarto personaggio, Irmgard Moller, giaceva riversa sul
lettino, ferita con quattro profonde pugnalate al petto. Ricoverata d'urgenza e
sottoposta a un immediato intervento chirurgico si sarebbe poi salvata.
Senza frapporre indugi, quella stessa mattina, il ministro della giustizia della
Germania Occidentale, Traugott Bender, annunciava pubblicamente che tre
membri della RAF erano morti e che un quarto versava in condizioni gravissime.
Era come se i quattro personaggi, stretto un segreto patto suicida, appena
saputo del fallimento dell'impresa terroristica di Mogadiscio, persa ogni speranza
di salvezza, avessero dato compimento in modo pressoch contemporaneo
al loro proposito di autodistruzione. Sebbene Bender escludesse qualsiasi
gioco sporco, furono in molti a ritenere, con quasi certezza, che in realt i
terroristi fossero stati giustiziati per evitare che ne venisse chiesto il riscatto
o venisse messo in atto qualche altro piano criminale per ottenerne la liberazione.
Il povero signor Schleyer venne infatti ucciso dai suoi rapitori solo
qualche ora dopo l'annuncio del ministro. Il suo corpo, trovato il giorno dopo
su un carro che trasportava tronchi d'albero a Mulhouse, in Francia, presentava
tre colpi di pistola nella testa e la gola barbaramente tagliata.
La storia della banda terroristica Baader-Meinhof, chiusasi in modo cos
brutale e cruento in quella mattinata di ottobre del 1977, era iniziata sul finire
degli anni Sessanta, con la morte di uno studente di nome
Benno Ohnesorg, ucciso a Berlino dal proiettile di un
poliziotto nel corso di una dimostrazione
contro la visita dello Sci di Persia nella capitale. Di colpo, il tono
del dibattito politico nel paese si era fatto arroventato. Fino a quel momento,
per quasi tutti gli anni Sessanta, la protesta era salita dalla sinistra - che contestava
la bomba atomica, la guerra del Vietnam, il capitalismo in generale -
ma, nel complesso, era stata sempre pacifica e mai violenta.
L'uccisore di Ohnesorg, il sergente poliziotto Kurras, era stato incolpato di
omicidio preterintenzionale, sebbene l'accusa fosse stata molto stemperata
dall'attenuante che la sua reazione era stata molto influenzata dalla grave situazione
di minaccia nella quale si era venuto a trovare. Il verdetto di assoluzione
aveva acceso la miccia della sinistra pi radicale che aveva ribadito la
sua accusa di fascismo al governo tedesco.il giorno dopo
l'assassinio, Gudrun Ensslin, una giovane donna, alta e
bionda, vestita con un giubbino di
pelle e jeans, nella tenuta classica dei contestatori di sinistra, aveva presenziato
a Berlino ad un meeting della SDS, vale a dire l'Unione socialista studentesca
tedesca. Emozionata fino alle lacrime per i fatti accaduti, la ragazza
aveva insistito nel definire fascista il governo tedesco che, a suo dire, non
avrebbe esitato a sbarazzarsi di tutti loro. Sarebbe stato sciocco immaginare
una risoluzione pacifica del contrasto, per poter sopravvivere non restava che
rispondere con violenza alla violenza: Ricordatevelo, chi ci governa  la generazione
di Auschwitz, non c' possibilit di dialogo!.
Ensslin, classe 1940, era la figlia di un pastore evangelico, favorevole al
partito comunista. Aveva studiato filosofia a Tubinga, poi si era trasferita a
Berlino dove aveva aderito all'ala sinistra di Bemward Vesper, col quale, divenuti
amanti, aveva avuto un figlio.
Nel 1967, non molto tempo dopo la sua appassionata arringa agli studenti
tedeschi, in una delle tante dimostrazioni, Ensslin aveva conosciuto un giovane
di bell'aspetto, dagli occhi profondi e scuri, Andreas Baader. All'epoca
Baader viveva con una pittrice attivista di sinistra, Elly Michell, che gli aveva
dato una figlia. La cosa, ovviamente, non gli aveva impedito di passare la
notte con Gudrun, la quale da parte sua aveva appena finito di girare un film
porno intitolato Das Abonnement (L'iscrizione).
Baader non aveva alcuna propensione politica, auto e belle donne lo interessavano
decisamente di pi. Ma la cronica mancanza di denaro e di successo
facevano di lui una persona manipolabile, un uomo facile da convincere:
la societ era tutta corrotta e solo una rivoluzione violenta avrebbe potuto
porre rimedio. Abbandonati i rispettivi amanti, i due si erano messi insieme
per andare a Francoforte ad unirsi al movimento studentesco di sinistra che in
quella citt era meglio organizzato e assai pi concreto che non a Berlino.
Nelle manifestazioni e negli incontri era sempre la Ensslin a prendere la parola
e a mettersi in evidenza, mentre Baader preferiva assistere in disparte alle
sue performances senza mai intervenire. La ragazza era la met forte della
coppia, tanto che quando si riferiva ad Andreas lo chiamava baby.
Poi avevano deciso di passare dalle parole ai fatti. Il 2 aprile 1968, si erano
infilati nel magazzini Schneider appena qualche istante prima della chiusura.
Dopo qualche esitazione, se ne erano andati, lasciandosi dietro le sacche della
spesa con cui erano entrati. Verso mezzanotte un incendio aveva investito
tre piani dell'edificio, ma il tempestivo intervento dei vigili del fuoco aveva
rimediato con celerit. La mattina dopo i due erano stati arrestati nell'appartamento
di un amico - nella relazione della polizia si parla di una denuncia
in piena regola - e subito riconosciuti dagli addetti del magazzino. In quegli
stessi giorni anche altri due militanti - Thorwald Proll e Horst Sohnlein - finivano
in carcere per aver piazzato una bomba, che per fortuna non era esplosa,
in un altro grande magazzino. A tutti e quattro i terroristi vennero appioppati
tre anni di detenzione con l'imputazione di incendio doloso. In galera
Ensslin dichiarava: Non ce ne frega niente di qualche materasso bruciato.
Siamo inorriditi al cospetto dei bambini che bruciano in Vietnam.
Dopo soli quattordici mesi, in virt di un ricorso pendente, gli attentatori
erano usciti dal carcere sotto sorveglianza, in attesa della nuova decisione
della corte. Sin da subito scoprirono che nel frattempo erano diventati degli
eroi agli occhi dei loro compagni di sinistra. Venuto il momento di presenziare
al processo, l'unico a presentarsi davanti alla corte era stato Sohnlein.
Gli altri tre - Baader, Ensslin e Proll - erano scappati in Svizzera. Nel 1970
avevano fatto segretamente rientro in Germania, dove nell'aprile dello stesso
anno Baader era stato di nuovo arrestato e questa volta rinchiuso nella prigione
di Tegel a Berlino Ovest, colto in flagrante mentre stava dissotterrando
una cassa di armi in un cimitero.
Mentre scontava la nuova pena, Andreas era stato contattato e poi intervistato
da una nota giornalista di sinistra, Ulrike Meinhof, che gi al tempo dell'incendio
aveva avvicinato i due giovani, chiudendo il suo articolo con queste
parole:  meglio dare fuoco a un grande magazzino che possederne
uno.
A 36 anni - di nove anni pi vecchia di Baader - la gi divorziata Ulrike,
madre di due gemelle, era una sorta di celebrit, avendo firmato programmi
per la televisione e la radio, partecipato come ospite fisso un talk show di
successo e altro ancora. Negli ultimi tempi, oltre a insegnare part-time alla
Libera universit di Berlino, Ulrike si era sempre pi avvicinata ai nuclei di
estrema sinistra. La sua casa ospitava gli incontri dei gruppi e aveva avuto
modo di conoscere molti dei compagni della coppia Baader-Ensslin. Fra questi
c'era anche Horst Mahler, l'avvocato difensore di Baader, il fondatore carismatico
della RAF. (Baader stava guidando la sua macchina quando era stato
arrestato. E fu proprio Mahler, assieme con la sempre fuggitiva Ensslin, a
convincere la Meinhof a studiare un piano per cercare di far evadere Baader
dalla prigione).
Le autorit carcerarie avevano concesso a Baader di scrivere un libro sulla
insoddisfazione giovanile e per documentarsi gli era consentito frequentare
l'istituto tedesco per i problemi sociali di Berlino Ovest, sito nel quartiere di
Dahlem: una concessione, a essere sinceri, alquanto in contrasto con le affermazioni
della Ensslin che continuava ad accusare di fascismo il governo tedesco.
Un altro membro del gruppo di salvataggio, Peter Homann, pi tardi ebbe a
rivelare che in fondo non c'era alcuna motivazione politica nell'azione che
stavano preparando. Semplicemente Gudrun voleva il suo baby e gli altri
amici desideravano poterla aiutare. Punto e basta, niente d'altro. Solo in un
secondo momento, quando ormai il ballo aveva avuto inizio e non ci si poteva
pi fermare, il gruppo aveva pensato di diventare una cellula
completamente votata al terrorismo, ma era stata una scelta, diciamo cos, forzata dalla
necessit della contingenza.
14 maggio 1970. Ulrike Meinhof si presenta all'istituto per i problemi sociali.
Il bibliotecario che apre la porta le dice che quella mattina  giornata di
chiusura. La Meinhof afferma di saperlo, ma di aver avuto il permesso di dare
una mano a Andreas Baader nella stesura del suo libro. Poich la donna 
famosa e viene subito riconosciuta, questi non pu immaginare che lo stia ingannando.
Viene chiamato Baader, che arriva libero dalle manette. A questo
punto il campanello suona di nuovo. Si presentano due donne che dicono di
dover consultare con grande urgenza dei documenti. Appena la porta si apre,
un uomo col volto mascherato irrompe nel locale imbracciando un'arma. All'istante
le due donne estraggono altre armi dalle loro borsette e nella confusione
che segue - con la gente in strada coricata a terra spaventata - Baader
e Meinhof scappano da una finestra e si infilano nell'Alfa Romeo che li
aspetta fuori, con alla guida Astrid, la sorella di Proll. Nella sparatoria un bibliotecario
viene gravemente ferito.
Ora Mahler predispone una fuga collettiva - lui, Baader, Ensslin e Meinhof
- con meta il Medio Oriente, dove i quattro sovversivi si addestrano nei
campi paramilitari nelle tecniche terroristiche presso i centri del PFLP, il
Fronte popolare per la liberazione della Palestina.  in questo momento che
decidono di chiamarsi RAF (Frazione dell'Armata Rossa), a imitazione del
gruppo terroristico Armata Rossa Giapponese.
Una volta rientrato in Germania, Mahler organizza colpi alle banche per poter
finanziare il movimento e lui stesso, nell'ottobre del 1970, viene arrestato.
Nel maggio del 1972 la RAF firma l'attentato al quartiere generale del
Quinto corpo d'armata americano a Francoforte, dove un colonnello trova la
morte e altre tredici persone sono gravemente ferite. I danni stimati ammontano
a non meno di un milione di dollari. Una telefonata anonima rivela che
le bombe sono da collegarsi alla guerra del Vietnam. Il giorno dopo, alcune
scatole contenenti degli ordigni esplosivi, fanno saltare la stazione di polizia
di Augsburg, in Baviera, provocando il ferimento grave di cinque agenti. Passano
tre giorni e la moglie di un giudice di Karlsrhue rimane ferita seriamente
per lo scoppio di un'auto bomba. Il 19 maggio, due ordigni a orologeria
deflagrano negli uffici della segreteria della casa editrice di destra di Springer
ad Amburgo. Infine, il 25 maggio del 1972 una violenta esplosione alla
base militare americana di Heidelberg provoca la morte di tre militari e il ferimento
di cinque.
Immediatamente dopo quest'ultimo fatto, la polizia di Francoforte riceve
una soffiata che conduce gli agenti nel garage di una casa a nord della citt.
In un box si trova tutto il materiale necessario per la fabbricazione di ordigni
esplosivi. E cos quando alle prime ore del 1 giugno 1972, Andreas Baader
arriva al garage a bordo della sua sfavillante Porsche color lilla, trova la polizia
armata che lo aspetta. In auto con lui ci sono Jan-Carl Raspe e un altro
terrorista, Holger Meins. Alla vista dei poliziotti Raspe apre il fuoco e cerca
di scappare, ma viene falciato. Baader e Meins riescono a infilarsi lo stesso
nel garage, ma vengono catturati col lancio di gas lacrimogeni. Baader esce
lievemente ferito a un fianco, lo stesso fa Meins che si consegna in mutande
ai poliziotti, con le mani ben alzate sulla testa.
Passano sei giorni e Gudrun Ensslin viene pizzicata in una boutique di Amburgo,
dove una commessa le aveva notato la pistola nella borsetta e aveva
subito avvertito la polizia.
Ulrike Meinhof viene arrestata a Hannover una settimana dopo, a seguito di
una clamorosa soffiata operata dagli stessi esponenti della sinistra rivoluzionaria,
convinti che la giornalista stesse per tradirli e passare su un altro fronte
politico. Il 25 giugno a Stoccarda un ragazzo inglese di nome Ian MacLeod
viene colpito a morte da un poliziotto che tenta di arrestarlo perch accusato
di essere sul punto di acquistare clandestinamente delle armi per sostenere un
gruppo eversivo.
I componenti la banda vengono rinchiusi nel carcere di sicurezza
Stammheim di Stoccarda, dove sono condannati a altri tre anni di detenzione.
Nel frattempo, la prova che il terrorismo sta diventando una piaga pesante a
livello internazionale, ma soprattutto sul fronte tedesco, viene da un altro gravissimo
fatto di sangue, quello perpetrato durante i Giochi olimpici
di Monaco 1972 da alcuni terroristi arabi di Settembre nero.
Questi, dopo aver preso
in ostaggio nove atleti israeliani e averne barbaramente uccisi due, avevano
avanzato alcune richieste. Giunti all'aeroporto, i corpi armati della sicurezza
tedesca avevano attaccato. Nella strage erano morti gli ostaggi e i rapitori.
Fra le molte richieste i terroristi sollecitavano anche la liberazione dei componenti
il gruppo Baader-Meinhof.
E gli attentati continuano. Nel giugno del 1974 un estremista di nome Ulrich
Schmucker viene giustiziato dai suoi stessi compagni, accusato di essere
sul punto di rivelare un attentato all'ambasciata turca di Bonn, da consumarsi
come rappresaglia per l'avvenuta e recente esecuzione di tre terroristi turchi.
Dopo la morte di Holger Meins causata da un prolungato sciopero della
fame, il 9 novembre 1974 le cronache riportano l'assassinio di Gunter von
Drenckmann, un giudice colpito sulla soglia di casa da terroristi spacciatisi
per fiorai, proprio il giorno del suo compleanno.
Giudici e industriali sono costretti a vivere blindati, continuamente minacciati,
come in uno stato di perenne assedio. Il 27 febbraio 1975, a Berlino
Ovest un commando di terroristi rapisce Peter Lorenz, il leader del Partito
cristiano democratico, mentre sta recandosi in ufficio. In cambio della sua vita
viene richiesta la liberazione di sei sovversivi detenuti. Fra questi troviamo
Horst Mahler, ma stranamente non Baader o la Meinhof. Questa volta il governo
tedesco tituba e cede: rilascia cinque terroristi che abbandonano immediatamente
il paese. Il sesto, Mahler, ormai stanco, non si aggrega alla comitiva.
Lorenz viene rilasciato sano e salvo.
Il successo di questa operazione sprona i terroristi: la prossima volta la richiesta
sar pi alta e verter sulla liberazione della banda Baader-Meinhof.
E tutto questo puntualmente si verifica. Il 24 aprile del 1975 un gruppo di sei
terroristi che si autodefiniscono Commando Holger Meins occupano l'ambasciata
della Germania Occidentale a Stoccolma minacciando un massacro.
Per evitarlo richiedono la liberazione della banda e mezzo milione di dollari.
Per dare l'idea che non stanno per niente scherzando, freddano senza piet
l'attach militare barone von Mirbach. Il governo di Bonn rifiuta di cedere
alle richieste e la sola concessione ammessa sta nella garanzia di salvezza per
i terroristi trasportati in un altro paese. Ma prima che le trattative proseguano,
l'ultimo piano dell'ambasciata viene investito da una tremenda esplosione
a causa dell'innesco di una carica di esplosivo temporaneamente depositata
in un frigorifero. Un terrorista resta ucciso e l'acre fumo
che invade l'edificio costringe anche gli altri terroristi ad
uscire. Cinque vengono catturati
nell'atto di sgattaiolare fuori da una finestra e sono messi al sicuro in prigione
in Germania.
Infine, il 21 maggio 1975, in un tribunale presidiato come un fortilizio, si
celebra il nuovo processo contro la banda. Gli avvocati difensori, con un lungo
gioco di arringhe e obiezioni tentano di ricondurre i fatti a una mera farsa.
Ma, quando quasi un anno dopo, il 4 maggio 1976, Gudrun Ensslin si assumer
la responsabilit di tre dei quattro attentati, i contorni degli eventi sono
definitivamente chiariti.
Cinque giorni dopo, il 9 maggio, Ulrike Meinhof viene trovata
morta impiccata all'inferriata della sua cella, il collo
stretto da una morsa mortale ottenuta
con le calze. Il primo verdetto dell'autopsia  suicidio; ma un secondo
esame, voluto dalla famiglia, non ne d conferma, gettando molte ombre sulla
prima perizia. Sulla biancheria intima della giornalista vengono trovate
tracce di liquido seminale e alcune ecchimosi sui fianchi e sul bacino supportano
l'ipotesi di una violenza. Sul corpo gli esperti rintracciano una scia
di saliva che va dalla bocca all'ombelico, suggerendo l'idea che la donna sia
stata rivestita dopo la morte. Possibilit confermata dalla constatazione che,
quasi certamente, la morte per soffocamento non era avvenuta nel corso dell'eventuale
stupro.
Il processo si chiude nell'aprile del 1977. I tre restanti membri della banda
vengono condannati a una pena che oltre all'ergastolo prevede anche altri
quindici anni aggiuntivi, quattordici per Mahler, per aver rapinato una banca
nel 1972.
Sei mesi dopo, in ottobre, avviene il dirottamento dell'aereo di linea della
Lufthansa, deviato a Palma di Majorca, di cui si  detto a inizio capitolo.  il
preludio dell'ultimo atto e la tragedia si conclude con i suicidi contemporanei
in carcere di Baader, Ensslin e Raspe il 18 ottobre. La sinistra insorge
accusando il governo di pluriomicidio. La faccenda, in effetti,  cos sospetta
che anche la destra mostra qualche perplessit in merito, anche se l'eliminazione
della banda costituiva senza dubbio la migliore soluzione per evitare
altri attentati con successiva richiesta di riscatto e liberazione.
C'era per una persona in grado di offrire la vera chiave di risoluzione del
mistero: Irmgard Moller. Se per davvero i componenti la banda sono stati tutti
assassinati, ebbene chi l'aveva fatto aveva compiuto una grave dimenticanza
a non eliminare anche lei. Ma l'intenzione di farla fuori c'era stata. La
donna doveva la sua salvezza alla insufficiente lunghezza del coltello che l'aveva
ripetutamente colpita senza riuscire a raggiungere il cuore.
E cos, quando Irmgard, ristabilita,  di nuovo in grado di parlare, la sua testimonianza
 per lo meno esplosiva. Scarica tutte le responsabilit degli assassinii
su di una persona non bene identificata. Concetto che ribadisce nel
corso di un interrogatorio avvenuto nel gennaio del 1978, quando nega decisamente
di aver tentato di suicidarsi e afferma che i compagni della banda
non ebbero l'opportunit di comunicare reciprocamente nei giorni del dirottamento
di Mogadiscio. Ci malgrado, la donna non sa offrire nient'altro che
un vago racconto in cui dice di non ricordare nulla di quanto successo nella
sua cella, salvo aver udito rumori attutiti e alcune voci che dicevano Baader
e Ensslin sono gi morti. Al termine di oltre novanta minuti di testimonianza
la donna aveva cercato di parlare coi suoi legali e gli agenti erano stati costretti
ad allontanarla. La condanna all'ergastolo era stata quindi pienamente
confermata.
Il 5 novembre 1977, a tre settimane dalla morte dei membri della banda, si
suicida in carcere Ingrid Schubert, una delle complici che avevano fatto fuggire
Baader nel 1970. La Schubert aveva partecipato a numerosi colpi nelle
banche e per questo era stata condannata.
A questo punto viene pi che spontaneo chiedersi: la banda Baader-Meinhof
venne giustiziata dai suoi carcerieri? Ovviamente la secca risposta del governo
di Bonn non poteva che essere negativa. Si era trattato di un patto suicida,
preventivamente sottoscritto, al fine di risollevare con un gesto tanto
clamoroso gli animi della contestazione e della rivoluzione armata. (Anche
durante lo svolgimento del processo, si era registrata un'altra morte sospetta,
quella del pubblico ministero Siegfried Bruback avvenuta il 7 aprile 1977;
mentre, a processo finito, il 30 giugno, Jrgen Ponto era stato assassinato dalla
figlioccia Susanne Albrecht). Nella cella di Raspe si era rinvenuta una radio
transitar i cui fili, si disse, avrebbero potuto fungere in qualche modo da
primitivo collegamento con le celle degli altri compagni. Quanto all'esplosivo
trovato nelle celle era stato certamente introdotto assieme alle pistole che
erano servite per il suicidio. Secondo gli inquirenti, tutto si sarebbe dovuto
consumare per dare l'impressione al di fuori che si trattasse di omicidio. Poi
era spuntata una lettera scritta da Baader alla corte di Stoccarda in cui il terrorista
dichiarava che lui non si sarebbe mai suicidato, documento contestato,
dal momento che non esisteva alcun motivo per una simile ammissione.
In modo analogo la Ensslin aveva richiesto la visita di due religiosi, i quali
testimoniarono che aveva loro confessato di temere fortemente di essere uccisa.
Tutti questi fatti, unitamente alle accuse della Moller, potevano certo fare
parte di un complotto predeterminato al fine di mettere in grave imbarazzo
le autorit, come ultimo atto di disperazione fatale.
Tuttavia, alcune evidenze, come il seme rintracciato sulla biancheria intima
di Ulrike Meinhof o le ferite da coltello nel petto della Moller attestano che
qualcosa non del tutto chiaro potrebbe essere accaduto. Pi di un esperto, per
esempio, assicura che  alquanto difficile che un suicida decida di darsi la
morte infliggendosi lacerazioni simili a quelle trovate sul corpo della Moller.
Ma l'ironia pi sottile e al tempo stesso tragica della vicenda Baader-
Meinhof sta nel fatto che tutti i protagonisti provenivano da una classe medio
borghese e nessuno vantava esperienze di povert o ingiustizia. Fossero vissuti
al tempo delle dittature di Hitler o Stalin forse la violenza delle loro reazioni
avrebbe potuto trovare qualche accondiscendenza in pi. Ma per il governo
democratico della Germania Occidentale di quel periodo essere etichettato
come la generazione di Auschwitz suona un po' esagerato. Un leader
del movimento studentesco a proposito di questa pesante affermazione
della Ensslin ha commentato: Mi sembrava una ragazza un po' troppo isterica.
E forse  stata proprio questa isteria a fare s che Andreas Baader, uomo
privo di convinzioni politiche, venisse completamente manipolato dalle
idee della donna al punto da trasformarsi in un dinamitardo. Da questo momento
in avanti, al pari di uno dei grandi personaggi di Sofocle o Shakespeare,
Baader era stato avvolto in una turbinosa spirale di eventi sui quali
non poteva esercitare alcun controllo, ci nonostante continuando a restare al
centro di una scena drammatica, di una tragedia grottesca capace di mettere
in crisi un'intera societ. Alla fine, se proprio volessimo siglare con un breve
commento la terribile orgia di sangue e terrore che la banda Baader-Meinhof
lasci dietro di s, il primo che sale alla mente  questo: tutto  stato completamente
inutile.
 
CAPITOLO 59.
IL DELITTO BASA.

Una voce dall'aldil.
La casistica segnala un vasto numero di eventi in cui si racconta di un assassinato
che torna dall'aldil per perseguitare il suo assassino. Ma certamente
uno dei casi pi straordinari  quello riguardante l'omicidio della fisioterapista
filippina Teresita Basa, accaduto a Chicago il 21 febbraio del
1977.
Verso le 8,30 di quel mattino, i vigili del fuoco del dipartimento di Chicago
sono chiamati a intervenire per un principio di incendio ai piani alti di un appartamento
del North Side. Fatta irruzione nell'alloggio contrassegnato col
numero 15b, avanzando attraverso un denso fumo nero, due vigili individuano
il principio dell'incendio nella camera da letto. Un materasso ai piedi del
letto sta bruciando. Bastano pochi minuti per spegnere il focolaio e far uscire
il fumo dalla finestra. Ma quando i due sollevano il materasso per rimuoverlo,
da sotto viene fuori il corpo nudo di una donna, le gambe aperte, il petto
dilaniato dalla lama di un coltello da cucina.
Si tratta della figlia di un giudice, una donna di 48 anni, nativa della citt di
Damaguete nelle Filippine; una fisioterapista specializzata in problemi respiratori
- forse perch il padre era morto per complicazioni di questo tipo - all'epoca
della morte impiegata presso l'Edgewater Hospital di Chicago.
Secondo le analisi medico legali Teresita aveva aperto la porta di casa a
qualcuno che conosceva; quando era suonato il campanello stava parlando al
telefono con un amico. L'ignota persona l'aveva afferrata da dietro e soffocata
fino a farle perdere i sensi. Aveva arraffato il danaro dalla borsetta e messo
a soqquadro l'appartamento. Poi le aveva strappato di dosso i vestiti, era
corso in cucina e l'aveva trucidata con un coltellaccio. Prima di fuggire aveva
incendiato il materasso con un foglio di carta, lo aveva rovesciato sul cadavere
e aveva lasciato la casa. Quando l'allarme antincendio era scattato,
l'assassino si era gi allontanato di alcuni isolati.
La donna non aveva subito violenza sessuale. Risult che la
povera Teresita era morta ancora vergine.
Remy (diminutivo di Remibias) Chua, pure lei filippina, collega nel reparto
di terapia respiratoria presso l'ospedale e una delle pi care
amiche di Teresita, le era legata da una forte simpatia e da
una profonda amicizia. Due settimane
dopo la morte di Teresita, Chua, a met fra il serio e il faceto, aveva
dichiarato ad alcuni amici: Se non si verr a capo del delitto, vorr dire che
Teresita me lo verr a raccontare in sogno. Dette queste
parole, si era ritirata nello spogliatoio per un breve riposo.
Mentre stava appisolandosi su una
poltrona, all'improvviso aveva avvertito la necessit di aprire gli occhi, come
se qualcuno la stesse chiamando. Davanti a lei stava Teresita che sembrava
solida e concreta. Terrorizzata, Chua era scappata via dalla stanza.
Nelle due settimane seguenti, due cari amici e colleghi di Chua incominciarono
a osservare in lei strani cambiamenti: si comportava e imitava Teresita
Basa. Anche il marito, il dottor Jos Chua, non aveva potuto fare a meno di
notare il mutamento, rendendosi conto che la moglie stava subendo un improvviso
sconvolgimento di personalit. Normalmente allegra e solare, si era
fatta prepotente e malinconica, proprio come Teresita.
Verso la fine di luglio, a cinque mesi dall'assassinio, un giorno Remy Chua,
sapendo che avrebbe dovuto lavorare con un infermiere dell'ospedale, un
certo Allan Showery, era stata improvvisamente colta da una crisi di panico.
Sebbene l'imponente mole di Showery, un uomo di colore grande e grosso,
potesse intimidire, il suo carattere era gioviale e cordiale. Tuttavia, quando
Chua l'aveva sentito arrivare, era scattato in lei un involontario riflesso: aveva
come tentato di guardarsi alle spalle - forse con lo stesso sguardo disperato
che Teresita aveva avuto quando era stata assalita da dietro, nel momento
in cui l'assassino le aveva stretto l'avambraccio attorno al collo per soffocarla
- e, senza un'apparente ragione, il cuore le era come scoppiato nel petto.
Ritenendo di essere preda di un esaurimento nervoso, a seguito di quell'episodio
aveva chiesto e ottenuto qualche giorno di astensione dal lavoro.
Quella stessa notte, il marito l'aveva sentita mormorare nel letto: Al-Al-
Al.... Una volta sveglia, gli aveva raccontato di aver sognato di trovarsi in
una stanza tutta piena di fumo, poi si era riaddormentata. La mattina, si era
ammalata ed era cos spaventata che aveva convocato tutti i suoi parenti. Poi
aveva assunto un sedativo e si era rimessa a letto, ma trascorse poche ore era
ripiombata nell'agitazione. Nel delirio aveva preso a balbettare parole in spagnolo,
una lingua che Remy Chua non conosceva affatto. Il marito, inginocchiato
ai piedi del letto, aveva incominciato a interrogarla: Chi sei, chi sei?,
le aveva chiesto. E lei, di rimando: Sono Teresita, Teresita Basa. Quando
l'uomo le aveva chiesto che cosa desiderasse, si era sentito rispondere: Ho
bisogno d'aiuto... L'uomo che mi ha uccisa  impunito. Dopo qualche istante
Teresita si era ritirata e Remy Chua era tornata se stessa.
Due giorni dopo era stata colta da un fortissimo dolore al petto, cui era seguita
una forte sensazione come se qualcuno mi stesse calpestando. Aveva
detto alla madre (che viveva con lei): Ecco, sento che Terrie sta di nuovo arrivando.
Al rientro a casa, il marito aveva trovato Remy a letto. Stava parlando con
la voce di Teresita Basa, usando un tono di rimprovero. Quando ti decidi ad
andare alla polizia?. Al diniego dell'uomo che si giustificava dicendo che
non disponeva di alcuna prova, la voce si era fatta ancora pi forte e aveva
sentenziato:  stato Allen a uccidermi. L'ho fatto entrare nel mio appartamento
e lui mi ha uccisa.
Dopo un po', lo stravagante comportamento possessivo della signora Chua
aveva incominciato a mettere in crisi tutta la famiglia (i
Chua avevano quattro figli). Alla fine, esasperato, il dottor
Chua aveva deciso di confidarsi con
il suo capo presso il Franklin Park Hospital, il dottor Winograd. Questi, estremamente
interessato, pur avendo preso in considerazione il fenomeno di
possessione con molta seriet, sapeva che la polizia avrebbe avuto tutt'altro
atteggiamento, ritenendo la storia frutto di una mente maniacale. L'unica
cosa da fare era quella di inviare una lettera anonima d'accusa.
Ma un'idea ancora migliore venne suggerita dall'entit. Caduta in trance,
Remy Chua aveva chiesto al marito come mai non avesse fatto quel che gli
aveva chiesto. Questi, al solito, si era trincerato dietro la cronica mancanza di
prove. Non  vero - aveva sentenziato la voce - le prove ci sono. Allen ha
sottratto tutti i miei gioielli e li ha regalati alla sua ragazza.  facile scoprirlo,visto che vivono insieme.
Ma come sar possibile riconoscere gli oggetti?
Lo faranno i miei cugini, Ron Somera e Ken Basa, loro sono in grado di
farlo. Oppure i miei amici, Richard Pessoti e Ray King. Poi la voce aveva
dettato il numero telefonico di Somera. Allen era venuto per aggiustarmi il
televisore, mi ha ucciso e bruciato. Chiama la polizia.
Alla fine, il dottor Chua aveva deciso di agire e, preso coraggio, aveva chiamato
la centrale di polizia di Evanston. L'8 agosto 1977, il caso Basa veniva
assegnato all'agente Joseph Stachula. Ovviamente, la storia lo lasciava perplesso,
tuttavia aveva avvertito sin da subito che nascondeva un fondo di verit.
La difficolt stava nel cercare di utilizzare quei dati apparentemente strabilianti
in modo concreto. Andare a pizzicare Allan Showery e gettarlo in galera
sulla scorta della testimonianza scaturita dalla presunta voce di una morta
non era possibile.
Tuttavia Stachula prese a indagare sul passato di Showery, arrivando a concludere
che avrebbe potuto benissimo essere lui l'assassino. Il suo passato lo
testimoniava: i guai con la giustizia non erano pochi. In aggiunta, abitava solo a pochi isolati di distanza da Teresita.
Con la scusa di raccogliere elementi utili all'indagine, Showery era stato invitato
alla centrale per un breve interrogatorio. Gli venne chiesto se rispondeva
a verit il fatto che il giorno del delitto si era recato dalla Basa per metterle
a posto il televisore. Aveva risposto che, s, lo avrebbe dovuto fare, ma
che invece, infilatosi in un bar per un drink, se ne era scordato e non era andato.
Alla domanda se fosse mai stato nella casa della vittima aveva risposto
con secco no, salvo cambiare repentinamente versione, una volta saputo che
le sue impronte digitali corrispondevano a quelle rintracciate nell'alloggio di
Teresita. In realt c'era stato, lo aveva dimenticato, ma qualche mese prima.
Alla fine, dopo un lungo tira e molla, aveva ammesso che ci era stato la sera
dell'assassinio, ma che se n'era andato quasi subito perch, mancando del libretto
di istruzioni e del piano dei circuiti del televisore, non aveva neppure
iniziato la riparazione.
A questo punto, Showery aveva incominciato a dare chiari segni di nervosismo.
Gli investigatori lo avevano allora lasciato solo ed erano passati a interrogare
Yanka, la sua compagna. La donna ricordava che quella sera - che
rammentava benissimo per via del furgone dei vigili del fuoco
che era passato nel quartiere - Showery era rientrato a casa piuttosto presto. Alla domanda
se di recente il suo compagno le avesse regalato qualche monile, aveva
mostrato agli inquirenti un bell'anello antico. Ce n'era abbastanza. La giovane
era stata condotta alla stazione di polizia con il cofanetto dei suoi gioielli.
Ad attenderla, intanto, erano gi arrivati i due amici di
Teresita, Richard Pessoti e Ray King. Non appena Pessoti aveva
notato l'anello al dito di Yanka
era saltato su, riconoscendolo come quello appartenuto a Teresita Basa. Anche
alcuni altri gioielli vennero identificati senza esitazione.
Davanti a quella conferma, l'agente Lee Epplen, partner di Stachula, aveva
detto a Showery. Bene, e adesso facciamola finita, una volta per tutte. Ma
l'uomo, deciso, aveva risposto con stizza. Poliziotti di merda, volete incastrarmi!.
Quando gli erano stati presentati i gioielli non aveva esitato a negare,
dicendo che li aveva acquistati al banco dei pegni, ma aveva perduto la
ricevuta. La sceneggiata non poteva per continuare oltre. Ad un tratto
Shower aveva chiesto di poter parlare con Yanka e, dopo qualche minuto, davanti
ai poliziotti aveva confessato: Yanka, ho una cosa da dirti. Sono stato
io a uccidere Teresita Basa.
Era convinto che Teresita fosse ricca e che derubandola avrebbe risolto ogni
suo problema. Ma, dopo averla uccisa, e dopo aver frugato per tutta la casa,
aveva racimolato solamente 30 dollari. Per far credere che si trattasse di un
delitto a sfondo sessuale, aveva spogliato Teresita e allargato le gambe al cadavere.
Poi le aveva squarciato il petto col coltellaccio da cucina e appiccato
il fuoco al materasso, nella convinzione che il fuoco avrebbe cancellato ogni
traccia del suo passaggio.
Il caso, che venne battezzato la voce dall'oltretomba, elettrizz l'intero
paese. Il processo di Showery accusato di omicidio inizi il 21 gennaio 1979,
giudice Frank W. Barbero. Ma la storia della possessione risult cos strampalata
e poco attendibile che la giuria non fu in grado di emettere il verdetto.
La difesa, inoltre, tenne a sottolineare, con un filo di sarcasmo, che fino a fatti
contrari la prova fornita da un fantasma non poteva essere accolta in un tribunale.
Cinque giorni dopo il caso venne chiuso. Tuttavia, il 23 febbraio dellostesso anno, Allan Showery riconosceva pubblicamente di essere lui l'assassino
della povera Teresita Basa. Venne condannato complessivamente a
diciotto anni, per omicidio e rapina.
 
CAPITOLO 60.
I CERCHI NEL GRANO.

ufo, mulinelli o burle?
Il 15 agosto 1980 il Wiltshire Times presentava il singolare resoconto relativo
alla devastazione di un esteso appezzamento coltivato ad avena nei
pressi di Westbury, nel Wiltshire, in Inghilterra. Il proprietario del campo,
John Scull, aveva trovato in almeno in tre diverse zone del campo, vaste devastazioni
in cui gli steli erano stati piegati a terra. Per inciso, tutti quei suoi
terreni fronteggiavano il celeberrimo Cavallino bianco di Westbury, una gigantesca
figura di cavallo scavata nel gesso bianco di una collina. Scull era
convinto che l'atto vandalico fosse stato compiuto da qualche malintenzionato
e non da qualche misterioso fenomeno naturale. Le tre zone devastate, infatti,
presentavano viste dall'alto una stessa configurazione, ossia tre grandi
cerchi, pressoch perfetti, di circa 18 m di diametro.
Aveva anche osservato che molto probabilmente la piegatura delle spighe
doveva essere stata eseguita manualmente e non con l'ausilio di qualche macchinario,
dal momento che nel resto del campo non si notava alcuna traccia.
Insomma, non c'era segno che indicasse che qualcosa si era mosso lungo
l'appezzamento. I cerchi erano circondati da spighe rimaste intoccate e non si
scorgeva neppure un piccolo sentiero lungo il quale gli eventuali artefici
avessero potuto camminare, tanto che qualcuno aveva provato a suggerire
l'uso di trampoli.
Un attento esame dei cerchi ottenuti con il ripiegamento delle spighe, rivel
che le tre figure erano state realizzate in tempi diversi, cosa plausibile, visto
che le devastazioni, stando allo stesso Scull, avrebbero potuto manifestarsi in
un arco di tempo compreso fra maggio e luglio. I bordi dei cerchi erano perfettamente
definiti e tutte le spighe all'interno risultavano piegate nella stessa
direzione, seguendo un movimento rotatorio orario che faceva perno nel
centro. Non c'era una sola spiga spezzata o tagliata; erano tutte soltanto abbattute,
piegate. Un effetto straordinario, ottenuto da un uomo gigantesco e
forte, che, collocato nel centro del cerchio, avesse fatto ruotare tutto attorno
una pesante massa collegata alle sue mani da una lunga corda.
La curiosit era molta. Il dottor Terence Meaden, fisico dell'atmosfera in attivit
presso Bradford-on-Avon, nonch membro anziano della TORRO, la organizzazione
di ricerca per lo studio di tomadi e trombe d'aria, disse che i
cerchi erano stati prodotti da mulinelli d'aria tipici del periodo estivo, fenomeni
niente affatto rari in aperta campagna. Meaden ammetteva per - assai
onestamente - che non aveva mai assistito di persona alla creazione di un
cerchio. Da parte nostra, aggiungiamo ancora che i mulinelli sono fenomeni
mossi da energie casuali, che investono un posto per alcuni secondi soltanto,
e dunque dalla loro azione non si dovrebbe attendere nient'altro che disordine
e non perfetti disegni geometrici.
Un'altra osservazione di estremo interesse venne mossa da Ian Mrzyglod,
direttore della rivista su temi alternativi The PROBE Report. Il punto centrale
di ciascuno dei tre cerchi era spostato di oltre un metro rispetto all'effettivo
centro geometrico della figura. L'energia rotante seguiva dunque un
movimento ellittico e non circolare. Questo si opponeva in modo risolutivo
alla teoria dei burloni o dei vandali, dal momento che creare ellissi tanto precise
sarebbe stato troppo impegnativo; ma anche l'ipotesi dei mulinelli di
Meaden perdeva di credibilit.
Quasi esattamente un anno dopo, il 19 agosto 1981, in un campo di orzo di
Cheesefoot Head spuntarono altri tre cerchi. Le figure erano comparse contemporaneamente
e, al contrario delle tre precedenti del Wiltshire che erano
sparse come a casaccio, queste erano disposte secondo una formazione precisa.
Un cerchio con circa 18 m di diametro e gli altri due a fianco di quasi 8
m. Le caratteristiche generali non cambiavano: i cerchi dai bordi netti, le spighe
ruotate e piegate, non spezzate, senza alcuna traccia di ipotetici intrusi
introdottisi nel campo.
Anche in questo caso le evidenze bocciavano la teoria delle cause naturali.Il professor Meaden, allora, prov a proporre una variante alla sua spiegazione:
il mulinello d'aria invece di mantenersi stazionario su un solo preciso
punto del terreno era come, se si poteva dire, andato a spasso per il campo
lasciando dietro al suo passaggio i tre grandi cerchi. Questo avrebbe potuto
essere provocato dalla particolare conformazione del terreno, nella fattispecie,
la disposizione concava e inclinata dell'appezzamento che avrebbe favorito
il salto del vortice d'aria.
Nel 1982 i casi segnalati furono pochi e isolati, per di pi scarsamente importanti
e quindi incapaci di suscitare l'attenzione dei media. Quasi come se
il fenomeno avesse voluto farsi perdonare, l'anno successivo - il 1983 -
incominci subito con cinque casi, fra cui uno significativo a Bratton, nei
pressi del celebre Cavallino bianco di Westbury. Non poteva certamente trattarsi
di vortici naturali, perch il disegno era singolarmente perfetto, come
costruito ad arte: un cerchio centrale pi grande con altri quattro attorno disposti
come il numero cinque sulla faccia di un dado. Un'altra formazione a
cinque elementi comparve a Cley Hill, vicino a Westminster, centro che negli
anni precedenti era gi stato oggetto di molteplici avvistamenti ufologici.
Un caso venne registrato in un grande campo a Ridgeway presso Wantage,
nell'Oxfordshire. Questo genere di architettura quintuplice divenne lo schema
pi comune, tanto da non rappresentare pi una singolarit.
A questo punto l'opinione pubblica nazionale inglese incominci a occuparsi
del fenomeno con sempre maggiore intensit. Contemporaneamente,
prese a imporsi la teoria che l'estate era, per antica tradizione, la stagione delle
stranezze. Per una singolare coincidenza, nella stagione calda non accadevano
fatti rilevanti e quindi giornali e quotidiani, dovendo per
forza ripiegare su palliativi, erano propensi a concedere molto pi spazio del necessario
a storie di nessuna o superficiale importanza. Il fenomeno dei cerchi nel grano
si prestava splendidamente alla bisogna e cos, in breve, il pubblico inglese
cominci a entrare in confidenza con il fenomeno. Schiere di ufologi presero
a cavalcare la tigre, pontificando in TV che il mistero poteva trovare
spiegazione soltanto ricorrendo agli UFO. Gli scettici preferivano optare invece
per l'ipotesi della frode burlesca. Ipotesi che sembr essere pienamente
confermata quando una seconda formazione a cinquina comparve di nuovo a
Bratton. Si venne a scoprire trattarsi di una burla finanziata dal Daily Mirrar, che aveva pagato una tale famiglia Shepherd affinch duplicasse il disegno.
L'esperimento era riuscito accedendo al campo su dei trampoli e piegando
le spighe di cereali semplicemente calpestandole in cerchio. La messa
in scena era stata per smascherata da Bob Rickard, direttore di una rivista
dedicata ai fatti strani, Fortean Times, il quale, nel corso di un sopralluogo,
aveva notato l'evidente presenza di tracce umane mai riscontrate negli altri
casi; senza scordare che i contorni dei cerchi risultavano imprecisi e non
netti come di consuetudine. Scopo primario della frode era quello di mettere
in imbarazzo il giornale concorrente, il Daily Express, che era stato il primo
a presentare ai lettori lo scoop del misterioso fenomeno.
Nei due anni che seguirono il numero dei casi crebbe in modo esponenziale
e anche le figurazioni si fecero sempre pi complesse. Incominciarono a
comparire cerchi contornati da anelli concentrici, come dei sentieri di larghezza
variabile anch'essi formati dall'appiattimento delle spighe, perfettamente
concentrici rispetto al cerchio centrale. Formazioni a cinque e semplici
cerchi continuavano, frattanto, a spuntare qua e l.
Sembrava che chi agiva, si divertisse a stuzzicare chi investigava. E cos, non
appena i sostenitori della teoria naturale dei mulinelli d'aria facevano notare
l'andamento orario della piegatura delle spighe, ecco saltar fuori un cerchio ad
andamento antiorario. Non appena qualcuno rivel di aver scoperto l'arcano,
vale a dire che i cerchi venivano ottenuti dall'alto utilizzando un elicottero, ecco
spuntare un cerchio proprio sotto i fili di un traliccio dell'alta tensione.
Quando un esperto di fotografie aeree, Busty Taylor, di ritorno da un servizio
in cui aveva ripreso alcuni cerchi nel grano, aveva manifestato la fantasia che
sarebbe stato bellissimo poter osservare una formazione a croce celtica, ecco
il giorno dopo comparire un simile disegno proprio in quello stesso campo che
lui aveva sorvolato. E quando la teoria naturale sembr tornare alla carica ecco
comparire - 1990 Hampshire - una formazione a sei elementi, con delle
sagome dentellate del tipo a chiave uscite da tre cerchi, a configurare la sagoma
di un antico pittogramma. Nello stesso anno a Chilcomb era comparso un
disegno simile a una storta da laboratorio chimico: una struttura dal lungo collo con quattro rettangoli su ogni lato, una configurazione che ancora una volta
metteva in croce l'ipotesi del professor Meaden, che continuava quasi contro
ogni logica a parlare di forze atmosferiche naturali.
Rickard, intanto, contattava un numero sempre crescente di testimoni oculari,
in grado di raccontare come avveniva la creazione di un cerchio. Eccone
una:
All'improvviso, come d'incanto, l'erba incominci a piegarsi davanti ai nostri occhi,
secondo un andamento orario spiraliforme... In meno di mezzo minuto venne a formarsi
un cerchio perfetto, mentre in sottofondo si udiva un ronzio sibilante e insistente... Ad un
tratto la mia attenzione venne attratta da una specie di movimento a onda che investiva
la parte alta degli steli lungo una traiettoria rettilinea... La forza agente era invisibile,
ma consistente come un oggetto concreto... Quando riuscimmo a raggiungere il luogo in
cui si erano venuti a creare i cerchi, fummo investiti da un forte mulinello d'aria... [Il cane]
sembrava impazzito... Ci fu un rumore forte e un rombo... poi, di colpo, tutto si
quiet... Era molto, molto strano... Mentre i rumori di fondo scomparivano, il cielo si
rabbui...
Il ronzio sibilante potrebbe costituire una componente significativa.  stato
infatti notato in un altro caso, quello accaduto il 16 giugno 1991, quando un
grande cerchio di oltre 20 m di diametro (con un occhio di bue centrale) era
comparso a Bolberry Down, presso Salcombe, nel Devon. Mentre
Lew Dilling, operatore di una radio locale, stava
sintonizzandosi sulle giuste frequenze
di trasmissione, aveva captato dei segnali acuti e forti, che aveva immediatamente
riconosciuto, dal momento che gi pi di una volta gli era capitato
di avvertirli proprio in occasione del manifestarsi del fenomeno dei
cerchi. Ebbe a dichiarare: Il segnale era cos forte che lo si poteva avvertire
anche in sottofondo a Radio Mosca o La voce dell'America, notoriamente le
emittenti pi potenti.
Il gestore del pub locale, Sean Hassall, aveva intuito che fuori, nel campo
vicino, stava succedendo qualcosa di strano dall'anomalo comportamento del
suo spaniel, che, come impazzito, aveva incominciato a fare a pezzi un tappeto.
Il proprietario del campo, Dudley Stidson, era stato invece avvisato della
comparsa del cerchio da due escursionisti. Corso nel suo campo di fieno,
proprio nel mezzo, aveva trovato un cerchio enorme. Questa volta, per, a
differenza delle altre, la vegetazione era bruciacchiata, come se l'impronta
circolare fosse stata ottenuta sotto il peso di un grande piatto caldo. Stidson
tenne a precisare che non erano visibili segni di intrusione, n impronte di
eventuali trampoli.
Nello stesso periodo un altro agricoltore, Peter Goodall, rinvenne un cerchio
di circa 18 m di diametro in un suo campo coltivato a grano tardivo (caso di
Matford Barton).
Alcuni giorni dopo questi fatti, un docente giapponese annunci pubblicamente
di avere risolto l'arcano. Il professor Yoshihiko Ohtsuki, dell'universit
Waseda di Tokio, disse di aver creato in laboratorio delle palle di fuoco
di plasma elastico, uno stato estremo di aria ionizzata. Quando uno di questi
globi di energia entrava in contatto con una superficie ricoperta di polvere
di alluminio, i granelli impalpabili si disponevano secondo cerchi e anelli
perfetti. Secondo Ohtsuki le palle di fuoco erano generate dalle condizioni atmosferiche
e quando si avvicinavano al terreno possedevano l'energia sufficiente
per piegare gli steli di grano nei campi.
Per qualche tempo si ritenne che il mistero fosse risolto una volta per tutte.
Ma si tratt di pura illusione. Infatti, incominciarono a comparire disegni diversi,
non solo cerchi, ma anche rettangoli e forme simili ai denti
di una chiave che fuoriuscivano dai cerchi. Ad ogni buon
conto, altre erano comunque
le obiezioni mosse dai critici alla ipotesi del professore nipponico. Per esempio,
le palle di energia da lui invocate avevano sempre dimensioni modeste -
grosso modo quelle di un pallone da calcio - e gi erano pi che visibili. Come
avrebbe potuto, una palla tanto grande da essere in grado di configurare
cerchi di oltre 20 m di diametro passare inosservata? E poi, come mai i testimoni
oculari del fenomeno non facevano mai neppure un cenno alla presenza
dei globi luminosi di energia?
Qualcuno prov anche a inventarsi una teoria, diciamo cos, agricola. L'eccesso
di fertilizzante, applicato al coltivato per farlo crescere pi rapidamente,
avrebbe s svolto la sua azione di maggiore spinta alla crescita, ma anche
indotto le spighe abnormi a cedere sotto il loro stesso peso, piegandosi da sole.
Ma ci sono almeno due obiezioni: quale ragione mai avrebbe un contadino
per spruzzare una maggiore quantit di fertilizzante soltanto in una piccola
parte del suo campo e, per di pi, seguendo complicati disegni? E, ancora:
per quale arcano motivo le spighe si piegano sempre in senso orario?
In un importante simposio internazionale intitolato L'enigma dei cerchi nel
grano tenutosi nel 1990, John Michell ebbe a suggerire un'ipotesi interessante,
attribuendo al fenomeno un preciso significato: Intendo dire che il significato,
il senso di tutto questo sta nel modo in cui influisce sull'opinione
che se ne fa la gente, per continuare, aggiungendo: Secondo Jung il significato
delle manifestazioni ufologiche  quello di sottolineare epocali mutamenti
di pensiero dell'umanit; ebbene, questa funzione  stata ereditata ed 
ora svolta dal fenomeno dei cerchi nel grano.
Per riuscire a comprendere nel miglior modo possibile queste affermazioni,
dobbiamo richiamare il concetto junghiano di sincronicit o, per essere pi
chiari, di coincidenza significativa Secondo questa idea, una coincidenza
significativa  qualcosa che viene creato dalla mente inconscia, probabilmente
con la finalit di richiamare quella conscia a una condizione di percezione
pi profonda. Le sincronicit strabilianti hanno, infatti, lo straordinario
potere di farci immaginare che dietro alla realt del quotidiano si nascondono
invece profondi significati ancora tutti da esplorare. Alcuni scrittori volti
a una visione meno ottimistica - come, per esempio, Shakespeare o Thomas
Hardy - la pensavano diversamente, scorgendo in tutto questo il segno della
presenza oltre la vita di una intelligenza malevola. Per Jung  l'opposto: le
coincidenze significative sono il segno che la presenza  invece positiva e benevola.
In uno dei suoi scritti, egli ha suggerito di intendere gli UFO come un
classico esempio di quello che in psicologia viene chiamata proiezione,
che altro non sarebbe che la manifestazione visibile sul piano fisico di un vissuto
della mente inconscia per il tramite dell'inconscio collettivo.
In pratica, Michell suggerisce che i cerchi nel grano svolgano questa stessa
funzione. Immaginando, per esempio, che i cerchi siano davvero portatori di
un significato, questo potrebbe giungerci da altre intelligenze in azione
per influenzare il nostro modo di pensare. Si tratta di un'ipotesi che percorre
da sempre la tematica ufologica, fin dai primi avvistamenti ufficiali avvenuti
all'inizio degli anni Quaranta e divulgata su vasta scala
dallo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke nella
versione cinematografica del suo romanzo
2001: Odissea nello spazio (pi precisamente in connessione con l'idea che
intelligenze superiori abbiano contribuito in modo determinante all'evoluzione
dell'intelligenza umana). La prima e logica osservazione critica sta in questo:
dire che qualcuno da fuori contribu all'evoluzione umana  contraddittorio,
dal momento che il fenomeno  qualcosa di endogeno, interno: di certo,
un'intelligenza superiore lo capirebbe meglio di quanto non riesca a noi.
Tuttavia,  pur anche vero che l'intelligenza progredisce e si sviluppa sotto la
spinta della curiosit, del senso del mistero e che fenomeni in apparenza assurdi
come quelli ufologici o i cerchi del grano hanno senz'altro l'innegabile
potere di fungere da possenti stimolatori.
Michell conclude, infine, il suo pensiero citando le parole di Jung, secondo
cui gli UFO sono segni di cambiamenti decisivi che coincidono con il chiudersi
di un'era. E che Jung abbia o non abbia ragione, si deve riconoscere
che gli UFO hanno fortemente contribuito a plasmare la trasformazione della
mentalit dell'uomo moderno nel passaggio dal miope provincialismo scientifico
tipico della prima met del XX secolo, alla mentalit pi aperta verso i
misteri dell'universo che ha caratterizzato la seconda parte. Alla fine, che il
fenomeno dei cerchi nel grano riveli oppure no una spiegazione naturale
potrebbe anche risultare poco importante, se il suo significato profondo sta
nell'aver contribuito, proprio sul traguardo del XX secolo, ad aprire il nostro
orizzonte di esseri umani su spazi pi ampi di pensiero e immaginazione.
All'inizio di settembre del 1991, alcune persone che si autodichiaravano dei
burloni dissero di essere stati gli autori di alcuni fra i casi pi straordinari di
cerchi nel grano. Due di loro, Dave Chorley e Doug Bower, arrivarono a dichiarare
che erano tredici anni che si divertivano alle spalle di tutti. Fred Day
disse addirittura che era tutta la vita che lo faceva. Accettata la sfida, Chorley
e Bower decisero di dare una dimostrazione della loro tecnica davanti alle telecamere
e a un gruppo di esperti del fenomeno. Ma il risultato fu decisamente
scadente, cos come gi era accaduto nel caso sponsorizzato dal Daily
Mirrar che abbiamo citato.
L'opinione degli esperti  che per quanto alcuni casi possano realmente rientrare
nella categoria degli scherzi, la stragrande maggioranza dei fenomeni presenta
un'impronta di genuinit, ribadita sia dalla perfezione dei disegni sia dalla
mancanza di tracce di intrusione nei terreni. Va da s, comunque, che la prova
definitiva sar fornita dalla costanza del fenomeno nel tempo. Se siamo al cospetto
di scherzi e finzioni, prima o poi gli autori si stancheranno; se, viceversa,
come pare accadere per gli UFO, il fenomeno dar segni di continuit, non tarder
certo a manifestarsi ancora e magari in modo massiccio. In questa prospettiva,
il lettore che legger questo libro nel 2025 avr certamente un metro di valutazione
migliore e pi credibile del nostro, autori intenti a scrivere nel 2000.
 
CAPITOLO 61.
PHILIP K. DICK
ERA POSSEDUTO DA UN ANGELO?

Quando mor, nel marzo del 1982, Philip K. Dick poteva considerarsi a
buon titolo il pi celebrato scrittore di fantascienza. Il motivo ce lo spiega
Brian Stableford nel suo bel saggio su di lui, contenuto nel volume di E. F.
Bleiler dal titolo Science Fiction Writers edito nello stesso anno, quando scrive:
Dick pi di qualunque altro autore si  battuto per sottoporre all'analisi
della letteratura fantascientifica i grandi temi della metafisica.
Al pari di H. P. Lovercraft, anche Dick era ossessionato da un unico pensiero:
l'umanit giace intrappolata in una ragnatela di irrealt. Questo suo convincimento
era cos prepotente da trasformarsi in mania e si svilupp a tal
punto da renderlo paranoide schizofrenico. Sta di fatto, comunque, che proprio
negli ultimi anni di vita Dick incominci a sostenere di essere posseduto
da una specie di superalieno, il quale gli aveva riorganizzato la vita. Sebbene
il biografo Lawrence Sutin nella sua corposa opera dal titolo Divine Invasion
edita nel 1991, si riveli decisamente scettico rispetto alle dichiarazioni
di Dick, il caso si presenta cos complesso che liquidarlo come una semplice
illusione mentale ci sembra riduttivo.
Philip Kindred Dick, un ragazzo ipersensibile, aveva trascorso una di quelle
fanciullezze che non possono certo definirsi come propedeutiche a trasformare
il soggetto in una persona buona o ottimista. La sorella gemella era
morta subito dopo la nascita e il piccolo Dick crebbe con l'idea che la noncuranza
esibita dalla madre nei suoi confronti derivasse proprio da quel triste
fatto. Era un bambino solo. La madre, una donna fredda e distaccata, aveva
un carattere che Sutin definisce emotivamente instabile. Cadeva sovente
malata e doveva restarsene a letto per lunghi periodi: soffriva del morbo di
Bright. Anche il piccolo Dick soffriva d'asma e, a seconda dei momenti, era
anoressico o bulimico. La sua indole solitaria si manifestava nel rinchiudersi
in se stesso, sognando avventure fra indiani e cowboys. Gli sforzi del padre
per convincerlo ad avvicinarsi a qualche attivit sportiva non fecero mai presa
su di lui. Quando aveva cinque anni i genitori si separarono. A nove anni
assieme con la mamma era andato a vivere a Berkeley, in California, dove
aveva frequentato le scuole superiori. Il rapporto con la madre, una donna graziosa
e magra, presentava evidenti sfumature freudiane; per esempio, gli capitava
sovente di sognare di stare a letto con lei. A diciannove anni se n'era
andato di casa - ricordava l'opposizione della mamma che aveva minacciato
di chiamare la polizia se mai l'avesse fatto - per andare a
vivere in una specie di centro sociale, molto bohmien,
frequentato da artisti e omosessuali.
Poich sin da quando aveva quindici anni collaborava con una televisione locale
e lavorava in un negozio di dischi, malgrado le non poche difficolt, era
in grado di mantenersi da solo con questi lavori.
Sebbene ormai giovanotto, Dick era un ragazzo vergine che non aveva ancora
dato neppure un bacio a una ragazza. La sua ingenuit era solare. A disincantarlo
ci aveva pensato una delle clienti del negozio - una certa Jeanette,
una donna piccola e grassoccia di dieci anni pi vecchia di lui - che lo
aveva letteralmente plagiato. Dick decise di sposarla. Sarebbe stata la prima
di una serie di ben cinque mogli. Sposati da non pi di due mesi, un giorno
durante una discussione, Jeanette protest il suo diritto a poter frequentare altri
uomini. Colto dall'ira, Dick aveva scagliato ogni sua cosa fuori dalla finestra
e il giorno dopo aveva fatto cambiare la chiave di casa. Da questo momento
la sua vita sentimentale incominci a procedere a singhiozzo, divenne
sporadica e davvero poco gratificante. Una donna di cui si era innamorato, gli
prefer il ragazzo che lavorava con lui nel negozio; un'altra che gli piaceva
molto, gli confess di essere lesbica. Una terza, con la quale aveva imbastito
un rapporto che sperava potesse diventare duraturo, lo piant in asso accusandolo
di essere un inetto e un asociale. Un anno dopo, un forte esaurimento
nervoso - che si accompagnava a violente crisi di agorafobia - lo spinse a
abbandonare l'Universit della California. Incominciai a imparare a vivere
in mezzo a gente che mi disprezzava, in qualunque posto andassi ebbe a
confessare in un'intervista. Questo sentimento, profondo e radicato, lo port
a identificarsi con i deboli ed  per questo che nei suoi romanzi sono proprio
i deboli i veri protagonisti delle storie.
Sin da piccolo Dick era sempre stato spaventato dalla sofferenza e dalla miseria.
A soli quattro anni era rimasto impressionato dai ricordi del padre, che
aveva combattuto la battaglia della Marna nel corso della prima guerra mondiale,
il quale era solito raccontargli degli attacchi col gas nervino e descrivergli
i soldati che si contorcevano a terra con le budella fra le mani. Durante
la seconda guerra mondiale, quand'era ancora piccolo, gli era capitato invece
di vedere un cinegiornale in cui fra le tante atrocit si vedeva un soldato
giapponese che colpito da un lanciafiamme bruciava e correva e pi correva
pi bruciava, mentre la gente attorno a lui si divertiva e rideva a crepapelle.
In merito a questo episodio scrisse: Ero pietrificato dall'orrore... e
dentro di me pensavo: c' qualcosa di terribilmente sbagliato in tutto questo.
In un testo autobiografico annot: Vedere uomini e animali che soffrono
mi riesce insopportabile, impazzisco. Ogni volta che uno dei miei gatti
muore, maledico Dio per ci che ha fatto. Divento furioso con lui. Mi piacerebbe
poterlo incontrare per interrogarlo, dirgli che sono convinto che il mondo
sta saltando in aria e che l'uomo non  n cattivo n peccatore ma  spinto,
quasi obbligato, a diventarlo. Un giorno, costretto a sopprimere un topolino
che era stato catturato da una trappola posta nella sua stanza da letto ne
era rimasto cos sconvolto da portarsi dietro il rimorso per tutta la vita, senza
pi dimenticare gli squittii di morte del piccolo animale. Da piccolo, come
sovente capita ai bambini, era stato fortemente attratto dal
gusto della crudelt, ma un giorno, dopo avere seviziato e
ucciso uno scarafaggio, questa
ansia era completamente scomparsa per essere sostituita dalla sensazione dell'unicit
della vita, in un momento di intensa sensibilit che lo stesso Dick a
posteriori ebbe a indicare come una condizione di satori o illuminazione:
Da quel momento mi accorsi di essere cambiato.
Questa ossessione di Dick per il dolore e la sofferenza ricorda molto da vicino
quella patita dallo scrittore russo Dostoiewskji quando mette in bocca a
uno dei suoi grandi personaggi, Ivan Karamazov, la celebre frase in cui dice
che davanti a tutti gli orrori e alla brutalit del mondo gli viene il desiderio di
restituire al Creatore il biglietto d'ingresso nella vita. Per questo non sorprende
affatto che il primo racconto fantascientifico di Dick racconti la storia
di alcuni astronauti che raggiunto un pianeta lontano si imbattono in una
creatura intelligente, il wub per l'appunto, simile a un maiale, il quale mentre
si diletta nel discutere di filosofia con i terrestri non pu certo immaginare
neppure alla lontana che il loro unico pensiero  invece quello di mangiarselo.
In un altro racconto, la pelle del wub viene usata per rilegare dei libri in
quanto ha qualit di autoprotezione. Peccato che gli uomini non si accorgano
che possiede anche la straordinaria capacit di modificare i testi, ci che sta
scritto nelle pagine dei libri. Il romanzo L'et della ragione di Thomas Paine
svanisce completamente: un modo pi che esplicito da parte di Dick per mettere
in risalto quanto grande sia l'arroganza dell'uomo nel ritenersi l'unica
creatura razionale dell'universo.
Da questo momento in avanti i lavori di Dick iniziano a colorarsi di una vena
di singolarit paranoide. In uno dei suoi racconti le macchine prendono il
sopravvento sull'umanit e finti uomini vengono riprodotti al solo scopo di
intrappolare quelli veri. Un altro racconta la storia di un uomo che, poco alla
volta, scopre con terrore che la gente lo ritiene una specie di robot bomba.
La sua ossessione procede con una tale intensit, che alla fine del racconto
questa sua convinzione si trasforma in realt. (I primi lavori di Dick furono
alquanto influenzati dai pionieri della fantascienza americana, in special modo
A. E. Van Vogt, orientato su questi intrecci - come, per esempio, il tema di
un uomo catturato da un mondo di incubi dove ogni cosa appare come uno
stravolgimento della realt - anche se il suo atteggiamento di fondo era ottimista).
Nella letteratura di Dick emerge con grande evidenza una costante kafkiana:
il protagonista si sforza invano attraverso mille impegni e affanni di cogliere
una meta che gli  quasi sempre preclusa. Come alcuni altri scrittori
moderni - viene subito alla mente Arthur C. Clarke - anche a Dick piace inventare
storie dove la generazione delle macchine e dei computer, sviluppando
una propria autonoma intelligenza, ha il sopravvento sull'umanit. Costante
 anche l'idea che parlare di realt del mondo non abbia senso, dal momento
che non  una sola ma tante, quante sono le creature viventi che, col
loro pensiero, la rendono una questione meramente soggettiva.  evidente
che concetti come questi conducono dritto filato al solipsismo, a far s che il
soggetto senziente si immagini come unico e solo nel contesto dell'universo.
Dopo tutto, infatti, se la realt che ci circonda  relativa e si autodetermina
nella mente di ognuno di noi, diventa logico ritenere che gli altri siano una
semplice illusione, esseri da noi stessi creati per cercare in qualche modo di
combattere e vincere questa nostra solitudine cosmica.
Questo concetto della realt compare ben espresso un uno dei primi romanzi
di Dick intitolato Occhio nel cielo. Un gruppo di persone si
ritrova all'interno di una realt alternativa dove le
credenze di altri possono diventare
realt e dove un potente culto religioso impone le proprie convinzioni nella
mente di tutti. Ad un tratto, il gruppo scopre di essere come intrappolato
nella realt malata di uno di loro e cerca di liberarsene. Quando finalmente vi
riesce si trova intrappolato in un'altra falsa realt determinata da un altro ancora
di loro e cos via. Tornare alla vera realt si configura dunque come un
processo estremamente penoso, che costringe il gruppo a passare attraverso
la realt relativa di ognuno di loro. Tuttavia, in queste prime opere il ritorno
alla realt  ancora possibile. Col tempo, i racconti si rabbuiano e si
fanno pessimistici, soffusi dalla strisciante convinzione che un ritorno non 
pi realizzabile e che l'unica cosa che esiste sono le nostre illusioni. Sotto
certi punti di vista, questo modo di pensare richiama la filosofia di Schopenhauer
e, volendo, il pensiero di Buddha.
Nel 1963 Dick si affaccia al successo con il romanzo L'uomo nell'alto castello,
vincitore del prestigioso Premio Hugo come miglior romanzo di fantascienza
dell'anno. Ancora una volta il tema portante  quello della realt
alternativa. Si immagina che gli Alleati abbiano perso la seconda guerra
mondiale, col risultato che gli Stati Uniti sono divisi in due grandi zone, quella
nazista e quella giapponese. Sagomi, uno dei protagonisti, ha delle illuminazioni
in cui vede che la guerra  stata vinta dagli Alleati, anche se la cosa
pare del tutto assurda. Sembra che Dick abbia scritto la trama del libro seguendo
la tecnica dell'I-Ching, il noto oracolo cinese, procedendo per segmenti
e improvvisazioni ed  certamente questo il punto debole dell'insieme.
In un altro racconto intitolato Ma gli androidi sognano le pecore elettriche?
si descrive la battaglia condotta dagli uomini, dalla gente vera, contro la
generazione dei robot, androidi perfetti, in tutto e per tutto simili all'uomo,
che tramano la conquista del pianeta. (Ricordiamo che ne venne tratto un
film di grande successo: Biade Runner). Insomma, in tutti questi lavori Dick
rivela a chiare lettere la sua incapacit a concedere alla realt un fondamento
sicuro, tradendo la sua ritrosia a condividere la vita. Ebbe a scrivere: Per
noi... non pu esistere un solo sistema. Perch tutti i sistemi esistono... e tutti
sono manifestazioni della nostra paranoia.  per questo che dovremmo accontentarci
del non senso, del contraddittorio, del contrario.
Nel frattempo la sua vita sociale e intima transitava da una crisi all'altra:
esaurimenti nervosi, tentativi di suicidio, divorzi, racconti scritti a spron battuto
per riuscire a far fronte ai creditori, delusioni paranoiche e quant'altro; a
un certo punto, Dick rivel di aver avuto una visione in cui gli appariva una
gigantesca faccia metallica, con fessure al posto degli occhi, che lo scrutava
alta nel cielo. In merito alle relazioni con l'altro sesso, esse ricordano quelle
tratteggiate dal drammaturgo svedese Strindberg. In una continua ricerca, lo
scrittore, spaventato dalla solitudine, si illude che
l'incontro con una compagna ritenuta quella giusta possa
risolvere ogni cosa e riportargli la serenit e la
pace che anela in modo quasi disperato. In verit, anche questo non  che illusione,
perch la sua instabilit di fondo non gli consente di fare in modo che
la relazione si possa conservare in un impegno costante. Cos, ancora una volta,
il senso di solitudine e la spia della paranoia fanno irruzione nei suoi scritti.
Il biografo di Dick osserva: Volendo cogliere un sentimento comune ai lavori
della fine degli anni Sessanta, ebbene non viene alla mente altra immagine
che quella della notte tenebrosa dell'anima. Nei racconti aleggia un'atmosfera
pesante, gravida, asfittica, in netto contrasto con il salutare vento di
sana realt che sembra invece alzarsi dalle pagine di Tolstoj o Hemingway.
Una querelle che Dick ebbe con Harlan Ellison, un altro noto scrittore di
fantascienza, sembra potersi additare come il paradigma di tutte le cose che
non funzionavano in lui. Nel corso di un simposio sulla fantascienza tenutosi
a Metz, in Francia, Dick aveva lasciato di stucco l'uditorio con uno dei
suoi tipici interventi senza capo n coda, intitolato Se questo mondo non ti va,
prova a fare un tuffo in quello degli altri. L'impressione che l'uditorio aveva
avuto era che lo scrittore fosse sbronzo o drogato. (Ipotesi del tutto plausibile,
vista la sua frequentazione con queste sostanze). Ad un tratto si era alzato
Ellison, il quale accusando Dick di totale inaffidabilit e persino di follia
aveva diviso gli umori dei presenti. Quando i due scrittori nell'intervallo si
erano poi incontrati al bar si erano messi a discutere su temi filosofici, ma la
focosa difesa delle parti era degenerata in una vera e propria sfida verbale.
L'accompagnatrice dell'epoca di Dick ci ha lasciato una testimonianza divertente
sull'accaduto:
Phil ha idee totalmente opposte a quelle di Harlan. Ora Harlan  arrogante, loquace, distaccato;
ora tocca a Phil macinare il suo pensiero. Phil non , come al solito, n gioviale
n cos autoritario. Sbuffa e soffia, sembra concentrato sui motivi della sua cravatta.
Adesso Harlan riparte e lo accusa di aver strapazzato la gente con quella sua chiacchierata
assurda, di aver perso il ritegno, di aver chiesto a chi lo ascoltava di fargli da guida
invece di essere lui a guidare il suo ragionamento.
Insomma, si buttano a capofitto nella discussione. Phil ci sguazza in situazioni simili.
Ecco che adesso Harlan  arrabbiato, si batte il petto; Phil ha pi l'aria del filosofo. 
davvero grande, il mio Phil, dinamico e sexy come non l'ho visto mai.
Chiaramente, Dick avrebbe potuto ricomporsi e rimettere insieme le idee;
tuttavia, come lo accusava Ellison, egli non desiderava farlo, perch preferiva
che fosse la gente, il pubblico a sostenerlo, piuttosto che essere lui soltanto
il pilota della sua barca.
Il 2 marzo 1974 segna una data importante nella vita di Dick. Egli vive una
visione che gli cambia la vita. In un'intervista successiva rilasciata a Charles
Platt, ricorda: La mia costante angoscia mentale venne di colpo rimossa
come da un soffio divino... Un potere divino trascendentale, non negativo,
ma benevolo, si  manifestato per risanare la mia mente e il mio corpo e concedermi
il senso della bellezza, della gioia, della bont del mondo.
Da febbraio di quello stesso anno, Dick si era convinto di essere vittima di
persecuzioni sia da parte delle autorit americane che sovietiche. Era anche
certo che, a seguito di questo, sarebbe morto il mese successivo.
Una notte, mentre se ne stava da solo a combattere con la solitudine e la
melanconia aveva incominciato a scorgere delle luci ruotanti. Una settimana
dopo il fenomeno si era ripetuto, ma questa volta aveva visto come dei
quadri dalle perfette geometrie astratte, migliaia e migliaia di immagini che
si succedevano davanti ai suoi occhi a grande velocit. Poi aveva sperimentato
quello che chiamava il viaggio del bardo Thodol (un'esperienza di dopo
morte, cos come descritta in Il libro tibetano dei morti) e si era venuto a
trovare faccia a faccia con la dea Afrodite. Dopo questo incontro, aveva incominciato
a sentire delle voci femminili che lo chiamavano, specie quando
la sua coscienza si immetteva nello stato ipnagogico appena precedente il
sonno. Il 16 marzo comparve - nel vivido fuoco, con colori brillanti e giusti
equilibri - sollevandomi da ogni angoscia, interna e esterna. Due giorni
ancora e ecco che da dentro ha incominciato a manifestarsi fuori di me. In
altre parole, sembra che Dick avverta dentro di s la sensazione di contenere
un altro, di essere posseduto. L'entit  per benevola: Negava la realt, il
potere, la veridicit del mondo dicendo: Questo non pu esistere, non pu
esistere. E poi ancora, due giorni dopo: Mi ha preso completamente; sollevandomi
dalle limitazioni della matrice spazio-temporale; mi domina, in
ogni istante, rendendomi consapevole che il mondo che mi sta attorno  come
una cartolina, un inganno. Grazie alla sua energia ho potuto osservare l'universo
per come  veramente; attraverso la sua percezione ho potuto verificare
ci che esiste davvero e per merito del potere di non decisione del suo
pensiero mi sono sentito completamente libero.
Parole che richiamano quelle di uno psicotico, un pazzo. Eppure quello che
accadde non apparteneva del tutto al regno della immaginazione. Dick era
convinto di dover ricevere una lettera che lo avrebbe ucciso.
Sua moglie, Tessa, ebbe a confermare che una mattina,
scegliendo da un folto gruppo di lettere,
Phil ne aveva estratta una, gliela aveva mostrata ancora chiusa e le aveva
confessato che era ci che stava aspettando. Si trattava della fotocopia di
un articolo in cui si parlava della decadenza del capitalismo americano in cui
tutte le parole negative come morte, rovina, decadimento e decomposizione
erano sottolineate e messe in risalto. Pazzo o no, Dick era certamente dotato
di un sesto senso che gli aveva consentito di individuare in mezzo a tante altre
l'unica lettera negativa consegnatagli quella mattina dal postino.
Ma, adesso, lo scrittore  posseduto da quella che chiama l'intelligenza:
Il gioved e il sabato ero convinto di avere a che fare con Dio, il marted e
il mercoled con un essere extraterrestre... Si mise a sanarmi il corpo e lo
stesso fece con il mio figlioletto di quattro anni, diagnosticandogli per tempo
un difetto congenito, mai evidenziato prima dai pediatri, che, se non curato,
avrebbe potuto mettere a repentaglio la sua vita.
L'intelligenza, che Dick prese a chiamare Valis (Vast Active Living Intelligence
System) Grande Sistema di Intelligenze Viventi e Attive imprimeva
nel suo cervello delle informazioni, scandendole per mezzo di raggi di luce
rosa. Gli disse che il figlio, Christopher, soffriva sin dalla nascita di una pericolosa
ernia inguinale. La diagnosi del medico lo conferm, il piccolo venne
subito operato e la sua giovane vita salvata. Dick rivel a Charles Platt:
Questa mente disponeva di una conoscenza tecnologica a dir poco straordinaria: concetti
di ingegneria, medicina, cosmologia, filosofia. La sua memoria poteva estendersi
nel passato per oltre duemila anni; parlava greco, ebraico, sanscrito e sembrava non ci
fosse nulla che non conoscesse.
In breve fece s che ogni mia cosa si mettesse in ordine. Folgor il mio agente e il mio
editore. Ripar persino la mia macchina da scrivere. Possedeva un senso pratico inarrivabile.
Disse che la casa in cui vivevamo doveva essere ripulita; che non avrei pi dovuto
bere del vino per le conseguenze sul mio fisico - da alcuni esami clinici venne fuori
un livello eccessivo di acidi urici - e mi indirizz al consumo della birra. Qualche volta
faceva anche piccoli errori, come quando, per esempio, si riferiva al cane parlando di
egli o alla gatta con ella, cosa che disturbava mia moglie, che l'entit prese allora a
chiamare col nome di ma'am.
Secondo la testimonianza resa dalla moglie Tessa al biografo
Lawrence Sutin, lei era convinta che quelle di Phil fossero
autentiche esperienze mistiche.
Tuttavia, non poteva certo passare sotto silenzio che il marito fosse un
soggetto certamente portato alla paranoia. Per esempio, a volte quando ascoltava
qualche popolare cantante alla radio la invitava ad ascoltare bene, perch
non solo l'artista stava gridando il suo nome, ma lo accusava di incapacit,
prevedendo la sua morte. Esempio tipico, questo, di delusione schizofrenica.
C'era stata per un'occasione in cui la radio si era accesa da sola per
trasmettere della musica e, sebbene non avesse sentito la voce invocare Dick,
era rimasta sconvolta constatando che, per qualche misterioso fenomeno,
l'apparecchio funzionava anche senza la spina della corrente inserita.
Dick raccont:
Mia moglie era impressionata da come questa intelligenza riuscisse a influire sulla gente
che si occupava dei miei affari, perch mi capit di fare molti quattrini in breve tempo.
Ad un tratto incominciarono ad arrivare assegni per migliaia di dollari; intendiamoci,
soldi che mi appartenevano come frutto del mio lavoro, ma che erano stati come congelati
a New York e che l'intervento della mente aveva finalmente liberato verso di me.
Poi mi disse di andare a farmi visitare dal medico, il quale conferm in pieno la diagnosi
dei miei tanti malanni... l'unico consiglio a cui non diedi retta fu quello di ritinteggiare
l'alloggio. L'entit disse che mi sarebbe stata al fianco e sarebbe diventata il mio spirito
tutelare. Per comprendere che cosa volesse dire avrei dovuto penetrare il significato
della parola tutela.
Sutin ricorda che il rinnovato slancio vitale di Dick ebbe anche il merito di
ridestare l'attivit e l'intraprendenza del suo agente letterario che seppe batter
cassa per i diritti d'autore, arrivando in un sol colpo a far pervenire a Dick
un assegno di 3000 dollari da parte della casa editrice Ace Book.
Tessa conferm la riluttanza del marito a sottoporsi a una visita medica, reticenza
vinta soltanto a seguito delle molte insistenze dell'entit. Ricoverato
d'urgenza per problemi di pressione sanguigna, Dick era rimasto per qualche
tempo in cura in ospedale e ne era uscito completamente rivitalizzato. La moglie
scrisse: La cura risult estremamente benefica per Phil, il quale ne trasse
un gran giovamento. Ogni giorno era un'avventura nuova. Alla fine, questa
condizione lo condusse a questo profondo, interiore convincimento: Non
esiste un mondo cattivo... Esiste piuttosto un mondo buono che sta nascosto
sotto quello cattivo. Perch il male  qualcosa che si sovrappone al bene... e
quando viene strappato via, quando l'equilibrio viene ricomposto, ecco che la
meraviglia del creato diventa visibile.
Gli affari incominciarono a funzionare sempre meglio. Dick era sempre stato
povero. Di colpo nel 1974 guadagn oltre 19.000 dollari, che raddoppiarono
l'anno seguente. La sua fama si impose, gli inviti a partecipare a conferenze
e incontri si fecero sempre pi fitti e molti dei suoi racconti vennero
tradotti in altre lingue; alcuni furono sceneggiati da Hollywood, come il gi
citato e fortunato Biade Runner. Quando, nel 1982, Dick mor stroncato da
un infarto, era assurto a simbolo di culto presso una miriade di lettori e appassionati
del genere fantascientifico ed era ormai considerato una leggenda.
Fino a che punto possiamo considerare accettabili le sue dichiarazioni a proposito
della presunta possessione? Il suo biografo, Lawrence Sutin,  ovviamente
alquanto ambiguo in merito, anche se gi dal titolo del libro (Divine
Invasion) tende a sottolineare che questa fu senza dubbio l'esperienza portante
di tutta la vita di Philip Dick. Siamo comunque di fronte a un'ambivalenza
poco comprensibile. Da una parte Dick viene presentato come uno
schizofrenico paranoico e, come sappiamo, questo genere di malati mentali
ha delle visioni. Dall'altra, invece, si tende a far credere al lettore che egli
non soffr mai di disturbi del genere n di delusioni paranoiche.
In realt, il problema sta nella difficolt che l'essere umano razionale incontra
nel ritenere plausibile e vera la possibilit di una possessione, salvo
inquadrarla, per l'appunto, in un contesto clinico di ordine psichiatrico. Come
vedremo in altre pagine di questo libro, si tratta in tutti i casi di un atteggiamento
mentale decisamente sconveniente. Esso si fonda, infatti, sulla credenza
di base per cui gli spiriti disincarnati non esistono, ma poich nessuno
pu negare che il concetto appartenga al novero delle possibilit che una
mente umana razionale pu immaginare, esso  vero, proprio per questa qualit.
Ne consegue che, una volta ammessa la possibilit logica, perch immaginabile,
dell'esistenza degli spiriti disincarnati,  chiaro che anche la possessione
diventa qualcosa di plausibile e accettabile.
Dello stesso avviso si  dichiarato lo psichiatra americano
Wilson Van Dusen, a seguito della sua intensa attivit svolta
con i malati di mente dell'ospedale statale di Mendocino, in
California. In un libro del 1972 intitolato
The Natural Depth in Man egli definisce la follia come una svolta nell'io
del soggetto che lo costringe a una inanit forzata allontanandolo da tutti i
suoi pi alti potenziali. In altre parole, la pazzia  una limitazione del nostro
potenziale naturale, da cui l'immediato interrogativo: qual  il nostro potenziale
naturale? La conclusione cui giunge Van Dusen  che tutti gli esseri
umani hanno la potenzialit di vivere esperienze di natura mistica nelle
quali la consapevolezza sembra espandersi ben al di l e oltre le normali limitazioni
sperimentate nel quotidiano, facendo apparire il soggetto in azione
come se, in un certo senso, fosse in una condizione di temporanea pazzia.
Van Dusen racconta di come ha tentato di stabilire un contatto, un punto di
incontro e comprensione con le allucinazioni di un paziente. La ragazza in
questione aveva un amante invisibile. Lo psichiatra le chiese di raccontargli
per filo e per segno che cosa le diceva e che cosa faceva. Poco alla volta, era
cos riuscito a intavolare delle conversazioni con il misterioso pretendente,
usando ovviamente la ragazza come tramite. A un tratto, con sua stessa sorpresa,
si era accorto di essere in grado di psicanalizzare quell'uomo, arrivando
in tal modo a tenere separate le terapie psicologiche dei pazienti da quelle
applicate alle loro allucinazioni. Ma non bastava: le personalit allucinatorie
erano, se cos si pu dire, pi malate dei malati stessi. Un risultato impossibile,
visto che le allucinazioni erano i pazienti. Tuttavia, ci che andavo
conoscendo a proposito delle allucinazioni assomigliava sempre pi alle
antiche storie di possessione spiritica. Per Van Dusen non c'era dubbio che
le persone nate dalle allucinazioni si comportavano come persone vere, rispondendo
a tono alle sue interrogazioni.
Alcune volte i pazienti raccontavano come avevano incontrato le loro allucinazioni:
Una donna stava tranquillamente passeggiando nel giardino di
casa sua, quando all'improvviso le era comparso un uomo gentile che si era
messo a camminarle a fianco. Intorno non c'era nessun altro. Un alcolizzato
disse di aver sentito delle nitide voci provenire dal neon dell'insegna di un
hotel; mentre un altro paziente si era imbattuto in un'astronave e nei suoi piccoli
piloti dalla pelle verde. (Quest'ultimo genere di esperienze  da tenere
in conto, perch la ritroviamo nei casi dei cosiddetti contattisti ufologici. Se
Van Dusen ha ragione, questi casi potrebbero non essere sempre e soltanto riconducibili
a delle allucinazioni). Occorre un po' di tempo perch il soggetto
si renda conto che ha vissuto un'esperienza non condivisibile dagli altri.
Esistono prove attestanti che a volte le allucinazioni non sono n soggettive
n irreali. Una delle pazienti di Van Dusen era una donna che si era
sbarazzata di un marito per lei diventato inutile. Un giorno, in ospedale,
le era comparsa la Vergine Maria, la quale le aveva detto di salire in macchina
e di viaggiare in direzione sud per predisporre il necessario all'omicidio.
La Madonna le aveva anche precisato che nei giorni in cui sarebbe
partita e arrivata si sarebbero registrate delle scosse di terremoto. Cos in
effetti era stato.
Per Van Dusen esistono almeno due tipologie di allucinazioni, che ha deciso
di definire ordine superiore e ordine inferiore. Quelle dell'ordine inferiore
sono solitamente pi stupide del paziente. Mentono, ingannano, minacciano,
imbrogliano. Vanno avanti a ripetere per giorni interi le stesse parole;
gli dicono che  una nullit, un cretino e che prima o poi lo uccideranno.
Per farla breve, si comportano come ubriaconi in un bar.
Quelle dell'ordine superiore, invece, sono pi intelligenti e dotate del paziente
e, lungi dall'aggredirlo verbalmente, sono felici di rispettarlo nella sua
libert. In un caso il dottor Van Dusen tramite un suo paziente - un operaio
del gas - riusc a entrare in contatto con una dama gentile, presentatasi come
emanazione dell'aspetto femminino della divinit, un'entit che mostrava
un'incredibile conoscenza della simbologia religiosa: Ogni volta in cui io o
il paziente dicevamo qualcosa di giusto, molto curiosamente prometteva che
ci avrebbe consegnato le sue mutandine. Una sera Van Dusen si era soffermato
a studiare i miti greci fino a tarda notte. Il giorno dopo, durante il contatto
con l'allucinazione le si era rivolto chiedendo lumi su alcuni
punti piuttosto oscuri. Non solo l'entit diede il chiaro
segno di comprendere il mito
sulla quale la stavo interrogando, ma lo interpret dal punto di vista umano
assai meglio di quanto avessi fatto io, dimostrando tutta la sua esperienza nel
campo. Quando glielo chiedevo, scriveva le lettere dell'alfabeto greco ovunque.
Il paziente non era in grado di riconoscere quei segni, tuttavia era bravissimo
a riproporli e a copiarli per me. Insomma, ne era inconsapevole, al
punto che quel giorno prima di lasciare la stanza dell'esperimento si era rivolto
al dottor Van Dusen pregandolo di riferirgli quale era stato il nucleo
della conversazione che lui aveva avuto con la sua allucinazione.
La strana citazione delle mutandine avrebbe potuto far pensare, come d'altronde
Van Dusen immaginava, a una sorta di influenza del soggetto sulla,
chiamiamola cos, personalit che faceva capo all'allucinazione; d'altra parte,
l'uomo aveva confessato di averci provato con l'entit, facendole proposte
immorali sul fronte sessuale, ma di essere sempre stato respinto. Tuttavia,
la sua descrizione di se stessa come emanazione dell'aspetto femminino
della divinit offre un importante spunto di considerazione. Essa si era
definita come il simbolo archetipale della natura femminile, l'eterno femminino
cos ben tratteggiato da Goethe. Ebbene, per un maschio la pi
profonda e intima essenza della donna sta nel suo accettare di concedersi. In
questa dimensione, promettere che, se lo avessero meritato, avrebbe loro
concesso le sue mutandine, l'indumento pi intimo che si possa immaginare,
poteva intendersi come un chiaro atto simbolico per meglio ancora concretamente
definire la sua connotazione.
Nel corso delle sue ricerche Van Dusen si imbatt in un'altra sorpresa. Scopr
che il mistico e visionario svedese Emanuel Swedenborg (1688-1722)
aveva gi ampiamente descritto le sue categorie di allucinazioni, quelle inferiori
e quelle superiori. Si trattava in tutti i casi di spiriti. Quelli inferiori erano
ancora legati alla realt terrena ed erano spinti dalla malvagit e dalla
noia. Il loro numero era superiore di almeno quattro volte a quello delle entit
positive o superiori. Al pari di Kardec (vedi il Capitolo 49), anche Swedenborg
era convinto che questi spiriti potessero prendere possesso di quelle
persone con le quali erano in sintonia e affinit, cosa che, aggiungiamo noi,
spiegherebbe bene il perch della netta prevalenza degli spiriti bassi e cattivi.
Quando Swedenborg parlava di spiriti superiori faceva riferimento agli angeli,
il cui compito primario era quello di aiutarci. Gli spiriti bassi, invece,
erano da intendersi come demoni e sovente anche la loro funzione - contrariamente
al loro intendimento - aveva un risvolto di aiuto mettendo in risalto
le debolezze, i difetti e i peccati del paziente.
Possiamo immaginare che Swedenborg fosse anch'egli un pazzo? Prova a
chiedersi il dottor Van Dusen; domanda alla quale provvede lui stesso a rispondere
precisando che non esiste alcun motivo per crederlo. Ci che ancor
pi colpisce consiste nel fatto che queste entit descritte come basse o elevate
non appartengono soltanto alla cultura cristiana, ma costituiscono un concetto
pressoch universale che troviamo sia nelle testimonianze dei veggenti
musulmani che ind.
Alla fine della sua ricerca Van Dusen  arrivato all'interessante conclusione
che il mondo spirituale  molto vicino a quello intuito e descritto da Swedenborg
e non si tratta altro che del nostro inconscio.
Se ha ragione e dunque il mondo spirituale  qualcosa che si trova dentro
di noi - cos come concorda nel dire anche Rudolf Steiner, altro illustre mistico
- allora diventa certo pi facile comprendere come mai i malati di mente
possano dare concretezza alle loro allucinazioni. Non farebbero che aprirsi
sulla loro interiorit, affondando nelle profondit di queste straordinarie
regioni del nostro essere.
Concludendo, quando si considerano le singolari esperienze di Philip Dick
in questa dimensione, la coerenza ci suggerisce che diventa
impossibile relegarle soltanto come il frutto di una mente
schizoide. Se siamo onesti e corretti
fino in fondo, dobbiamo almeno lasciare aperto uno spiraglio, ammettendo
come ipotesi plausibile che - come Wilson Van Dusen segnala nel titolo del suo secondo libro - egli sia riuscito a divenire consapevole della presenza
di altri mondi.
 
CAPITOLO 62.
RUDOLF HESS.

Era proprio il braccio destro di Hitler
l'uomo trovato morto nella prigione
di Spndu?
Il 17 agosto del 1987 il detenuto identificato col numero 7 venne trovato impiccato
in una cella della prigione di Spandau. I registri consegnavano il suo
vero nome: Rudolf Walter Richard Hess, novantatre anni, ultimo membro di
spicco del potere nazista ancora vivo in carcere.
Hess era stato il braccio destro nonch segretario personale di Hitler ed era
il terzo nome nella ipotetica scala gerarchica di successione al Fhrer. Nel
1941, poche settimane prima che la Germania sferrasse il suo attacco contro
l'Unione Sovietica, Hess aveva lasciato Berlino per raggiungere la Scozia, in
qualit di ambasciatore di pace. Il risultato di quella missione fu una vita di
carcere. Al momento della morte, Hess aveva trascorso quarantasei anni in
prigione, accusato di aver architettato e contribuito a mettere in atto una
guerra terribile. Aveva tentato di suicidarsi in pi occasioni. Refrattari alle richieste
dei gruppi di solidariet umana, i Russi avevano insistito affinch
Hess restasse a marcire in prigione fino alla morte, anche se, forse, il vero
motivo di tanto accanimento era piuttosto quello di mantenere un libero accesso
a Berlino Ovest, tramite il carcere di Spandau.
Ma, almeno negli ultimi dieci anni di prigionia, correva voce che il carcerato
identificato con il numero 7 non fosse Hess, bens un suo sosia, consegnato
dagli Inglesi non si sapeva bene per quale motivo. Ma perch mai, se quella
era la verit, l'uomo avrebbe conservato un segreto cos terribile per tanto
tempo, senza mai parlare? Perch le autorit avrebbero incarcerato un innocente
per quasi mezzo secolo? Un'attenta analisi dei fatti e delle circostanze
port in effetti in chiaro una serie di singolari anomalie, stando alle quali, per
quanto assurda la cosa potesse sembrare, forse il prigioniero numero 7 avrebbe
anche potuto non essere il braccio destro di Hitler.
Poco dopo le 23 della notte di sabato del 10 maggio 1941, David MaClean,
il capo fattore di Floor Farm, appena fuori Eaglesham nei pressi di Glasgow,
era stato svegliato da un rombo e da un boato fortissimo che avevano fatto
tremare tutta la fattoria. Uscito di slancio, si era ritrovato di fronte ai resti di
un aereo precipitato nel campo vicino. Sollevando lo sguardo, aveva anche
avuto modo di scorgere nel cielo della notte illuminata un paracadute in discesa.
Disarmato, cos com'era, MaClean era corso verso l'uomo, intento a
districarsi dai lacci del paracadute, impedito nei movimenti da una lieve zoppia.
Tenendosi a distanza di sicurezza MaClean aveva chiesto: Chi sei? Sei
un tedesco?. Il pilota, un uomo corpulento, si era alzato e aveva risposto:
S, sono un tedesco. Mi chiamo Hauptmann Alfred Hom. Devo andare a
Dungavel House. Porto un importante messaggio da consegnare al duca di
Hamilton.
Hauptmann si era comportato bene. Senza creare disturbi, aveva aspettato
l'arrivo del capo della polizia che lo aveva preso sotto la sua sorveglianza.
Dopo quattro ore trascorse presso il centro di guardia era stato trasferito a
Mayhill Barracks a Glasgow. Interrogato, l'uomo rispondeva semplicemente
denunciando il proprio nome e insistendo nel voler incontrare il duca di Hamilton
per una questione di vitale importanza.
La mattina dopo, il duca, che comandava una squadriglia di bombardieri in
citt, era stato informato. Accompagnato da un ufficiale dello spionaggio della
RAF, il duca aveva sollecitato l'incontro immediato col misterioso pilota
tedesco, nel frattempo a letto, a causa di un forte dolore a un fianco. Terminati
i preliminari e le presentazioni, l'uomo aveva insistito per restare da solo col duca. Obtorto collo, l'agente che lo accompagnava era uscito dalla
stanza. Appena soli, il prigioniero aveva salutato il duca con grande cordialit,
come fossero stati dei vecchi amici. Gli ricord che, infatti, gi si erano
conosciuti in Germania in occasione dei Giochi olimpici di Berlino nel 1936
e che il duca era stato uno degli ospiti d'onore ad un party tenutosi a casa sua.
Visto che il duca continuava a non ricordare e a mantenere un atteggiamento
perplesso, Hauptmann aveva aggiunto: Non so se mi avete riconosciuto,
ma io sono Rudolf Hess.
Hamilton era rimasto di sale. Se per davvero quell'uomo - e la rassomiglianza,
adesso che ci faceva caso, era impressionante - era davvero Hess, in
mani inglesi si era consegnato il braccio destro del Partito nazista di Hitler -
uno degli uomini pi in vista e importanti del regime tedesco, terzo in linea
di successione al Fuhrer stesso. Ma, gli veniva da domandarsi, come mai, per
quale arcano motivo, uno degli uomini pi potenti d'Europa aveva messo a
repentaglio la sua vita per volare segretamente in cielo nemico e quindi farsi
catturare alla stregua di un criminale che intenda essere amnistiato?
Hess spieg subito che la sua era da intendere come una missione umanitaria,
un viaggio diplomatico di estrema importanza, perch aveva con s un
messaggio che avrebbe potuto salvare migliaia, se non addirittura milioni di
vite. In altre parole, lui era arrivato fin l per negoziare la pace fra Inghilterra
e Germania. Il duca, ovviamente, era sbigottito.
Rudolf Hess godeva della fama di essere il personaggio pi colto, l'intellettuale
del ristretto gruppo di collaboratori che ruotavano attorno a Hitler. Nato
nel 1894 in Egitto, era stato educato in Germania e allo scoppio della prima
guerra mondiale, nel 1914 si era subito arruolato volontario. Colpito al
polmone sinistro sul fronte rumeno nel 1917, era stato temporaneamente sollevato
dal servizio militare attivo. Dopo sei mesi di degenza era cos passato
nel Corpo imperiale dell'aviazione. Dieci giorni prima della firma dell'armistizio,
aveva ottenuto il brevetto di pilota completando il duro tirocinio previsto.
Il Partito nazionalsocialista dei lavoratori, guidato da Adolf Hitler, un ex
strillone trasformatosi in capace oratore, era costituito
soprattutto da ex militari che si sentivano traditi e delusi dalla pace. Hess si era iscritto nel 1920,
l'anno stesso in cui Hitler aveva fondato l'organizzazione. Personaggio di
spicco, aveva impiegato poco tempo per ritagliarsi una posizione di preminenza,
tanto che nel 1923 aveva contribuito a mettere a punto il piano per rovesciare
il governo bavarese, azione poi passata alla storia come Putsch di
Monaco. Fallito il tentativo, con Hitler agli arresti, Hess aveva cambiato
aria. A seguito di una brillante autodifesa che costituiva in pratica la denuncia
dei suoi giudici, Hiltler venne condannato da una corte compiacente a soli
cinque anni di carcere, che avrebbero potuto assottigliarsi di molto se avesse
tenuto un buon comportamento. Avuta notizia della mitezza delle pene,
Hess era rientrato in Germania e si era costituito, per essere condannato a diciotto
mesi, da trascorrere assieme con Hitler nella fortezza di Landsberg.
Durante la prigionia i due furono attivissimi. Hitler aveva deciso di scrivere
un libro e Hess gli faceva da segretario.  indubbio che Hess ebbe una
profonda influenza nella esposizione dei concetti espressi da Hitler nel suo
Mein Kampf. Non solo, infatti, vantava una preparazione accademica e una
predisposizione intellettuale ben superiore a lui, ma aveva gi avuto modo di
sviluppare con una certa intensit le idee sulla purezza della razza ariana e la
conseguente necessit dell'espansione territoriale. I due andavano d'accordo
e fu qui che Hess gett le basi per la sua posizione di assoluto prestigio in seno
al Partito nazista.
Quando nel 1933 Hitler, vinte le elezioni, era stato eletto cancelliere del
Reich, Hess era diventato uno dei suoi pi fidi collaboratori, al punto che per
tutto il periodo dell'imposizione totalitaristica del regime non si discost mai
dal fianco del Fuhrer. Era un collaboratore prezioso, tanto  vero che quando
aveva annunciato il desiderio di cimentarsi nell'audace prima trasvolata da
oriente a occidente dell'oceano Atlantico, Hitler in persona si era opposto impedendogli
l'impresa per timore che il Reich potesse perdere un uomo tanto
importante.
Nel 1938 Hess venne nominato capo e responsabile supremo di un ministero
il cui compito consisteva nello stilare i piani di guerra e le proiezioni belliche
per l'espansione tedesca, che sarebbe iniziata un anno dopo. E noto che
fu proprio Hess a suggerire la spinta verso oriente per conquistare Polonia e
Russia, anche se fu sempre contrario all'apertura del conflitto su due fronti
contemporanei. Quando nel 1940 la Francia aveva capitolato, ritenendo che
il fronte occidentale europeo fosse ormai acquisito e sufficientemente protetto,
Hess era entrato nell'ordine di idee che continuare a permanere in guerra
contro l'Inghilterra sarebbe stato dannoso e controproducente. Ora, la questione
 questa: Hess era cos convinto da arrivare al punto di mettere a repentaglio
la sua vita e, soprattutto, la sua azione era confortata dal consenso
di Hitler?
Anche se l'enigmatico pilota tedesco insisteva nel dire a Hamilton di aver
preso da solo l'iniziativa, ci teneva a sottolineare come anche il pensiero del
suo capo supremo fosse allineato a questa intenzione. Dopo tutto, Hitler non
aveva mai voluto entrare in guerra con l'impero britannico. Una irreparabile,
imminente sconfitta dell'Inghilterra - cosa che non pochi osservatori politici
e militari ormai davano quasi per certa - non era cosa che Hitler desiderava.
Ora per le due grandi nazioni si era aperto lo spiraglio della pace e forse persino
la possibilit di unire le proprie forze per fermare, insieme, la minaccia
del comunismo sovietico. Ecco perch era l: per cercare di fermare la guerra.
Hamilton gli chiese come mai avesse scelto proprio lui. Hess aveva risposto
chiamando in causa un amico comune, il dottor Albrecht Haushofer, che gli
aveva segnalato il suo nome come uomo sempre pronto a sostenere iniziative
di concordia e pace. A sostegno di quanto detto, Hess aveva sottolineato
che fra i documenti che gli erano stati confiscati dalla polizia avrebbe trovato
i biglietti da visita di Haushofer e di suo padre, il
professor Karl Haushofer, non scordando di menzionare al duca
la lettera che Albrecht Haushofer
gli aveva inviato al fine di combinare un incontro diplomatico segreto nel
neutrale Portogallo.
Il duca di Hamilton aveva effettivamente ricevuto la missiva, dopo che era
stata intercettata e analizzata dai servizi segreti MI5 britannici, ci nonostante
non riusciva ancora a fidarsi in merito alla vera identit del visitatore.
A ben donde, d'altro canto, dal momento che a parte i gi citati biglietti da visita
non disponeva d'altro che di alcune fotografie di Rudolf Hess da bambino,
davvero poco come materiale di supporto per una storia tanto incredibile.
Tutto congiurava contro la possibilit di credergli. Avere fra le mani nientemeno
che Hess - indipendentemente dal come - era troppo bello per essere
vero. La prima cosa che gli era venuta in mente era un inganno abilmente tramato
al fine di fiaccare e indebolire la volont del governo inglese di mantenere
viva la tensione in merito alla guerra contro la Germania. Malgrado tutto,
c'era lo stesso dentro di lui una sensazione che lo spingeva a credere che
quell'uomo fosse realmente il braccio destro di Hitler, anche se nel corso dei
colloqui si era ben guardato dal farglielo intendere.
A questo punto, evitando l'uso del telefono, Hamilton aveva informato il
primo ministro Churchill in persona. Approfittando di un incontro che avrebbe
avuto da l a qualche ora, il duca gli aveva raccontato lo strano evento e
Churchill aveva risposto: State cercando di farmi credere, duca, che il braccio
destro di Hitler  in nostre mani?... Bene, Hess o non Hess, ora sono impegnato,
devo andare a vedere i fratelli Marx!, cosa che fece raggiungendo
il cinema locale dove veniva proiettata una pellicola dei fratelli Marx.
Tornato dal cinema, Churchill aveva ripreso il colloquio con Hamilton.
Questi gli aveva confidato che pi pensava alla faccenda della lettera segreta
speditagli dal dottor Haushofer, pi si convinceva che solo il vero Hess poteva
essere al corrente della cosa. Non solo i due erano intimi, ma addirittura
non si poteva escludere che la missiva fosse stata suggerita dallo stesso Hess.
Se era questo il caso o se anche soltanto Hess avesse benedetto la richiesta,
era fortemente improbabile che ne avesse fatto menzione con i colleghi, molti
dei quali di certo avrebbero inteso l'abboccamento richiesto come un tradimento.
Dopo pi di tre ore di discussione, Churchill, con fare serio e grave,
aveva esclamato: Il verme  nel bocciolo.
Il giorno dopo, Hamilton che nel frattempo continuava a non ricordare il
precedente incontro tedesco a casa di Hess, era tornato a Glasgow per incontrarsi
con Ivone Kirkpatrick, un funzionario che aveva lavorato come primo
segretario presso l'ambasciata a Berlino dal 1933 al 1938 e che in pi occasioni
aveva visto Rudolf Hess. Mentre stavano per incontrarsi erano stati
contattati dal ministro degli Esteri, Anthony Eden, che aveva trasmesso loro
un comunicato appena trasmesso dalla radio di stato tedesca:
Sabato 10 maggio alle ore 18,00 Rudolf Hess si alzava in volo
dall'aeroporto di Augsburg senza pi rientrare. Da una lettera
lasciata dietro di s, si deducono purtroppo evidenti
sintomi di disordine mentale e a buon motivo si ritiene possa essere vittima di allucinazioni...
Considerato quanto sopra  probabile che il membro del partito Hess abbia
provocato o sia stato vittima di un incidente.
Inoltre, il ministero dell'informazione aveva appena diramato una nota in
cui tutto era ribadito. Dunque anche il governo tedesco era coinvolto nella
faccenda.
Se si trattava sul serio di una qualche diavoleria dei Tedeschi, ebbene Hitler
aveva deciso di scherzare col fuoco. Il vero Hess avrebbe potuto sparire dalla
circolazione per un po', giusto il tempo necessario per spedire un sosia in
Inghilterra per convincere gli Inglesi. Ovviamente, qualora la missione non
avesse avuto successo, il credito pubblico di Hess sarebbe scemato irrimediabilmente.
Ma ammesso che questo fosse accaduto, gli alti comandi spionistici
tedeschi sarebbero stati costretti a dichiarare apertamente che si era
trattato di un piano sovversivo al fine di entrare in pi diretto e stretto contatto
con gli ambienti diplomatici e decisionali del governo britannico e il fallimento
non avrebbe certo giovato all'immagine del partito. E poich nessuno
riusciva a immaginare una pur importante missione che richiedesse per
di correre un rischio simile, sembrava logico ritenere che la pi semplice fosse
anche la vera soluzione del mistero, vale a dire che Hess era venuto in Inghilterra
senza l'approvazione di Hitler.
Al primo impatto, il prigioniero non diede segno di riconoscere Kirkpatrick,
ma nel corso del colloquio sembr tornargli alla memoria, tanto da citare e ricordare
alcuni episodi vissuti insieme in Germania. Queste nuove e puntuali
precisazioni convinsero Hamilton e Kirkpatrick di trovarsi di fronte al vero
Hess. Quando il colloquio era diventato meno teso e pi sereno, Hess aveva
tirato fuori un plico di appunti e si era lanciato in una disquisizione, durata
non meno di quattro ore, avente per tema i rapporti e le relazioni storiche anglo-tedesche,
molto insistendo sul rammarico a proposito della dichiarazione
di guerra mossa dall'Inghilterra alla Germania.
Alla fine, un esausto Kirkpatrick si era messo in contatto con il ministero
degli Esteri per sentirsi dire da Churchill che, in tutti i modi, era da escludere
una qualsiasi forma di contrattazione con il braccio destro del Fhrer, ammesso
poi che fosse quello vero. La cosa, infatti, sarebbe stata subito intesa
dagli alleati come una rinuncia a combattere il nazismo, assecondando dunque
le speranze degli stessi nazisti. Hess doveva essere trattato come un normale
prigioniero di guerra e niente pi. L'unica concessione sarebbe stata
quella di comunicargli che se, a guerra finita, fosse stato
riconosciuto innocente, questo suo ripensamento sarebbe stato
certamente tenuto nel giusto
conto. Per il resto doveva sapere che il governo inglese non aveva alcun interesse
nella sua persona e in ci che intendeva dire.
Dopo circa diciotto mesi di detenzione, Hess aveva incominciato a dare segni
di squilibrio mentale. Si lamentava del cibo che veniva avvelenato e aveva
tentato pi volte il suicidio. Trasferito in un ospedale psichiatrico vi era rimasto
fino alla fine del conflitto.
Intanto, l'idea che il malato fosse proprio Rudolf Hess veniva accettata con
sempre maggiore consistenza, considerato che la malattia mentale, come gli
stessi nazisti avevano pi volte sottolineato, avrebbe potuto derivargli da un
colpo riportato il giorno del raid aereo. Tuttavia, un medico dell'ospedale nutriva
forti dubbi sulla malattia del personaggio. Tanto per incominciare, Hess
insisteva nel sostenere di patire periodiche crisi di amnesia che gli impedivano
di ricordare e quindi di rispondere alle domande sulla sua vita che gli venivano
fatte. Poi sembrava anche fosse andato incontro a un mutamento di
personalit. Era risaputo che il braccio destro di Hitler era ossessionato dalla
sua salute. Come lui era un accanito e convinto vegetariano, rifiutava persino
le uova, non mangiava fritti n qualsivoglia prodotto che non fosse coltivato
naturalmente, senza l'uso di fertilizzanti e pesticidi, considerandolo impuro.
Si sapeva che era solito mangiare con maniacale cura, che era ordinato e
patito della pulizia. Durante l'internamento in Inghilterra, mangiava voracemente
ogni cosa senza distinzione e sembrava non gli importasse affatto n
dell'igiene n tanto meno del galateo.
Gli venne permesso di scrivere alla moglie, lisa Hess, attraverso la neutrale
Svizzera. In seguito, la signora ebbe a testimoniare che la scrittura era del tutto
simile a quella del marito e di non aver mai avuto il dubbio che quelle missive
non provenissero da lui. L'unica cosa che in qualche modo la metteva in
sospetto era una sorta di ansia che il marito le mostrava, come se la volesse
convincere che lui era proprio Rudolf Hess.
Finalmente la guerra termin. Nell'ottobre del 1945 il prigioniero fu trasferito
a Norimberga, in Germania, al cospetto del Tribunale chiamato a giudicare
i crimini di guerra. All'arrivo denunci una totale perdita di memoria,
tanto da essere giudicato incapace di partecipare al processo. I medici cercarono
di risvegliargli i ricordi facendolo incontrare con altri gerarchi, suoi colleghi
e amici, ma se davanti a quelli che un tempo erano stati i suoi due segretari
aveva dato qualche segno di riconoscimento, non aveva riconosciuto
Hermann Gring e neppure Karl Haushofer, il padre dell'uomo che gli aveva
suggerito di incontrare il duca di Hamilton.
Oltre tutto - cosa abbastanza strana - il presunto Hess era anche in condizioni
fisiche alquanto precarie, estremamente dimagrito. Un tempo la sua
corporatura era stata possente e vigorosa, quella, in sostanza, di un uomo forte
e in buona salute. Ora si presentava debole e macilento, anche se, a loro difesa,
i suoi carcerieri fecero notare che si era gi presentato in quelle condizioni
quando era stato catturato dopo l'incidente aereo.
Quando le autorit proposero di mettere in dubbio le sue capacit mentali,
l'uomo si era difeso con questa perentoria affermazione: Da
questo momento in avanti sono sicuro che la mia memoria sar
in grado di rispondere
alle sollecitazioni del mondo esterno. Il motivo per cui fingevo di avere delle
amnesie era soltanto tattico. La questione  che le mie capacit di concentrazione
si sono di molto ridotte. Questo, tuttavia, non compromette la mia
capacit di seguire il processo, di porre domande ai testimoni o di rispondere
a mia volta alle domande.
In conseguenza di queste dichiarazioni, segu il processo e, sebbene apparisse
pi stanco che non realmente preoccupato, fu in grado di offrire un resoconto
attendibile delle sue responsabilit. Il 2 settembre del 1946 venne riconosciuto
colpevole di cospirazione e di gravi crimini contro la pace. Poich
non venne mai provato che fosse al corrente delle atrocit che si perpetravano
nei campi di concentramento, gli fu risparmiata l'accusa di crimini di
guerra. Assieme con Walter Funk, l'ammiraglio Dnitz, l'ammiraglio Reader,
Baldur von Schirach, Constantin von Neurath e Albert Speer, Rudolf
Hess venne cos condannato al carcere a vita da scontare nella prigione berlinese
di Spandau. Da quel momento in avanti divenne semplicemente e soltanto
il detenuto numero 7.
Per tutto il corso del processo e i successivi ventitr anni, il prigioniero rifiut
di incontrare la moglie e il suo unico figlio. Quando finalmente acconsent
a che la moglie lo visitasse, la signora si disse sorpresa per il profondo
mutamento della voce che si era fatta molto pi profonda mentre, invece,
avrebbe dovuto assottigliarsi con l'avanzare degli anni.
La prigione di Spandau era un anomalo, singolare frutto della guerra fredda.
Sita nella parte di Berlino affidata al controllo inglese, era amministrata dalle
quattro nazioni vincitrici: Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Unione sovietica.
A seguito di un accordo internazionale, il controllo della prigione cambiava
di mese in mese, passando a rotazione dal contingente di una nazione a
quello dell'altra, cosa che comportava ovviamente un continuo ricambio di
addetti e personale di controllo.
Col passare degli anni gli altri sei prigionieri vennero rilasciati; gli ultimi
furono Schirach e Speer nel 1966. Ma al prigioniero numero 7 non venne mai
concessa una speranza di libert. I Russi dichiararono chiaro e tondo che si
sarebbero sempre fortemente opposti a chi avesse proposto di tirare fuori
Hess dal carcere. Avrebbe dovuto restarci fino alla morte.
Due i motivi di tale accanimento. Primo, il popolo russo ce l'aveva con
Hess per il fatto che a lui si dovevano i piani di invasione che li avrebbero resi
schiavi dei nazisti. Ma la ragione pi profonda stava nel fatto che la sua liberazione
avrebbe impedito da quel momento in avanti alla Russia di tenere
un piede a Berlino Ovest, rendendo estremamente pi complicata l'azione di
spionaggio.
Cos il 17 agosto del 1987, l'ultimo prigioniero di guerra detenuto a Spandau
se ne andava dal mondo impiccandosi nella cella. Ma almeno per i successivi
quattordici anni il dubbio che si fosse trattato proprio di Hess continu
ad aleggiare. Nel 1972 il dottor Hugh Thomas venne nominato responsabile
del reparto di chirurgia dell'ospedale militare inglese a Berlino. Tre anni
prima, nel 1969, Hess era quasi morto a causa di un'ulcera duodenale
perforata, perch i secondini russi in quel mese di turno avevano atteso troppo
prima di consegnarlo nelle mani di un dottore. Ora il dottor Thomas aveva
insistito presso le autorit per poter eseguire sul paziente una serie completa
di analisi e controlli, permesso che gli verr dato solo l'anno dopo il suo
arrivo, il 1973, a condizione che Hess venisse visitato e monitorato alla presenza
di rappresentanti medici delle quattro nazioni vincenti. In quella occasione,
Thomas si scandalizz del modo inumano con cui Voitov, capo della
commissione medica russa, era solito trattare Hess. Tutte le volte in cui scattava
l'opportunit di un dialogo o di uno scambio di simpatia, egli interveniva
e con fare militaresco gridava: Stop! Questo  contrario a quanto stabilito
dalla convenzione del tribunale di Norimberga!,
Intanto ci che Thomas stava scoprendo lo incuriosiva. Si sapeva che durante
la prima guerra mondiale Hess era stato ferito al petto e il polmone lesionato
gli aveva procurato una grave forma di bronchite cronica che lo aveva
accompagnato per tutto il tempo che era stato braccio destro di Hitler. Ebbene,
ora non si riuscivano a scorgere n la ferita n i seri postumi che una
bronchite cronica avrebbe dovuto lasciarsi dietro. Dalle cartelle informative
pervenute a proposito di Hess, risultava che il suo corpo avrebbe dovuto presentare
molte ferite da combattimento. Sul corpo dell'uomo che veniva custodito
a Spandau non ne venne trovata neppure una. Cos che, mentre lo stava
visitando per la seconda volta, quando Thomas gli aveva chiesto: Che ne
 stato delle vostre ferite di guerra?, Hess era sbiancato e aveva incominciato
a tremare, per poi rispondere: Troppo tardi, troppo tardi. Che cosa aveva
voluto significare? Forse che ormai non si poteva pi tornare indietro e dimostrare
che lui non era il vero Rudolf Hess?
La conclusione di Thomas fu che era letteralmente impossibile che quel prigioniero
- che era diventato noto quando era in Inghilterra col nome in codice
di Jonathan - potesse essere il vero Hess. Le cicatrici avrebbero dovuto
per lo meno essere scorte ai raggi X, eppure non se ne vedeva traccia.
Con questa pulce nell'orecchio, Thomas aveva poi preso in considerazione
tutti i documenti disponibili relativi al volo verso la Scozia ed era arrivato a
concludere che sarebbe stato impossibile per un aereo Messerschmitt 11 OD
portarsi appresso carburante sufficiente per coprire in volo gli oltre 1200 km
del tragitto, tenuto per di pi in conto le numerose deviazioni di percorso.
Certo, era possibile che avesse caricato qualche tanica di carburante agganciata
alle ali del velivolo, ma nelle fotografie che l'aiutante di Hess, un certo
Pintsch, aveva scattato dell'aereo in fase di decollo, le presunte taniche non
c'erano.
Nel suo libro The Murder of Rudolf Hess Thomas suggerisce che Hess non
avrebbe mai lasciato la Germania, dove mor e venne sostituito da un sosia.
Il comandante degli squadroni aerei di combattimento schierati lungo la costa
danese, Adolf Galland, racconta invece nel suo libro intitolato The First
and Last come nella stessa notte del presunto viaggio di Hess in Scozia, Hermann
Goring - che lo detestava cordialmente - gli aveva dato ordine di intercettare
un aereo che stava lasciando i cieli della Germania sbraitando:
Quel pazzo se ne sta andando per raggiungere l'Inghilterra... deve essere
abbattuto. L'ordine non venne eseguito, perch gli intercettatori di Galland
non riuscirono a incrociare il Messerschmitt.
Che cosa sappiamo a proposito di una possibile missione di pace di Hess in
terra inglese? Tanto per incominciare, non c'era dubbio che in quel momento
Hitler desiderasse la pace. Era noto quanto ammirasse gli Inglesi e che li avrebbe
preferiti alleati che non nemici. La Russia era il suo vero scopo. Il 25 giugno
1940, Hitler in un lungo discorso si era rivolto all'Inghilterra da una posizione
di forza (dal momento che non siamo stati ancora battuti) invocando la
pace nel nome della ragione. Ma Churchill aveva respinto l'offerta.
Altrettanto noto  quanto Hess avesse caldeggiato un approccio diretto, un
invito chiaro all'Inghilterra. Uno dei suoi amici pi cari era il gi menzionato
Albrecht Haushofer, figlio di Karl, il quale era stato suo segretario particolare
verso la met degli anni Trenta, ed aveva condotto numerose missioni diplomatiche.
Risulta pressoch certo che egli conoscesse l'intenzione di Hess
di appellarsi in modo diretto agli Inglesi. Il giorno dopo che Pintsch, l'aiutante
di Hess, aveva consegnato a Hitler a Berchtesgaden la lettera di addio
indirizzatagli da Hess per descrivergli la sua missione di
pace, Albrecht Haushofer venne caldamente invitato a vuotare
il sacco e descrivere con precisione
quelli che fino a quel momento erano stati i suoi contatti per cercare la
pace con gli Inglesi. Disgraziatamente, Albrecht venne ucciso dalle SS proprio
nell'ultimo giorno di guerra e cos uno dei testimoni chiave che sarebbe
stato in grado di narrare per filo e per segno tutta la verit sul misterioso prigioniero
numero 7 segregato a Spandau era stato zittito.
Ma se sappiamo che Hess desiderava la pace e che a questo scopo nel luglio
del 1940 si era segretamente incontrato a Lisbona con il duca di Windsor,
perch dubitare ancora che il pilota che il 10 maggio del 1941 era precipitato
in Scozia non fosse per davvero lui? Semplice, perch, per esempio, come
abbiamo visto, le prove mediche attestavano che il prigioniero noto col nome
in codice di Jonathan non era la stessa persona che era stata ripetutamente
ferita nel corso della prima guerra mondiale. Se Hauptmann Hom era realmente
Hess, perch si era portato appresso cos poca e scarsa documentazione
per dimostrare in modo inequivocabile la sua identit? E perch, ancora,
avrebbe dovuto rifiutare per ventitr anni di ricevere visite dalla moglie, dopo
essere stato incarcerato a Spandau?
In sintesi, la teoria del dottor Thomas  questa: Gring detestava Hess e lo
voleva morto. Contemporaneamente, Heinrich Himmler, capo supremo della
polizia segreta, stava da tempo maturando l'idea di sostituirsi a Hitler. Per
tutti e due, dalla scomparsa di Hess sarebbero scaturiti dei vantaggi. Per se
Hess fosse stato ucciso o intercettato e abbattuto proprio mentre stava compiendo
la sua folle missione di pace, Hitler avrebbe potuto risentirsene. Dunque
era fondamentale che Hess arrivasse a destinazione. Cos quando Gring
era venuto a conoscenza del viaggio aveva a sua volta messo in azione un suo
piano, assoldando un sosia e predisponendolo a sostituire il vero gerarca.
Quindi Hess era stato eliminato - probabilmente nella notte fra il 9 e il 10
maggio 1941 - ed al suo posto era stato inviato il sosia, forse decollato da un
aeroporto danese. Ecco perch il duca di Hamilton non l'aveva riconosciuto;
ecco il perch degli improvvisi vuoti di memoria, quando la situazione diventava
critica.
Probabilmente i servizi segreti inglesi scoprirono sin da subito che quel misterioso
pilota non poteva essere Rudolf Hess; ecco spiegato come mai non
sfruttarono mai la notizia della sua cattura a fini propagandistici.
Come mai, viene allora da chiedersi, a guerra finita, il sosia non rivel mai
la verit? Per spiegarlo, Thomas ricorda la macabra abitudine che aveva
Himmler di eliminare intere famiglie di coloro che riteneva traditori del
Reich. Questo spiegherebbe l'ostinato silenzio prima della morte di Himmler
avvenuta, detto per inciso, prima dell'avvio del processo di Norimberga. Probabilmente
l'uomo temeva ritorsioni dai nazisti anche dopo o, pi semplicemente,
si era reso conto che era ormai troppo tardi e che le cose erano andate
troppo oltre per riuscire ancora a convincere qualcuno della sua estraneit.
Non  da escludere, infine, che dopo la lunga prigionia e i numerosi tentativi
di suicidio, dopo i tanti lavaggi del cervello che era stato costretto a subire, la
sua mente fosse entrata in una condizione di totale abulia, quella completa indifferenza
verso il mondo che sovente si trova nelle persone avanti negli anni.
Qualunque sia il motivo, oggi sembra evidente che ad un certo momento il
prigioniero numero 7 si era reso conto in modo definitivo della situazione in
cui si trovava, rispondendo nel modo migliore e pi chiaro quando il dottor
Thomas lo aveva sollecitato e lui aveva esclamato, sconsolato: Troppo tardi,
troppo tardi.
 
CAPITOLO 63.
IL MISTERO DELL'IPNOSI.

La vera vita di Svengalis e
la teoria telepatica.
Nel maggio del 1991 un ipnotista di nome Nelson Nelson (vero nome Nelson
Lintott) veniva processato dal tribunale di Bristol con l'accusa di stupro
e violenza sessuale nei confronti di 113 donne di cui aveva abusato dopo
averle ipnotizzate. Nelson, un uomo di cinquantasette anni, aveva appreso la
tecnica ipnotica in Sudafrica. Dopo aver praticato mille mestieri, fra cui
istruttore di guida, bagnino in una piscina, gestore di bar e ristoratore, aveva
fondato a Appledore, nel Devon, il centro salutista Loggia Britannia, dove,
fra le tante cose, curava ogni genere di malanno psicologico, dal mangiarsi le
unghie allo smettere di fumare.
Quando le ragazze erano in trance ipnotica, Nelson le faceva svestire e abusava
di loro sessualmente in modo anche perverso, registrando le prestazioni.
La cosa sarebbe continuata ancora chiss per quanto se un giorno una delle
sue segretarie non avesse indebitamente prelevato dalla sua stanza da letto
una cassetta di registrazione accorgendosi che era gi stata impressionata.
Nel filmato si vedeva Nelson abusare di alcune ragazze nude che, chiaramente
in trance, obbedivano a ogni suo comando. La segretaria era corsa alla
polizia a denunciarlo. Nella stanza del maniaco era stata scoperta una videocamera
nascosta in mezzo a uno specchio a duplice facciata collegato col
bagno. Erano poi venute fuori una cinquantina di cassette registrate, un paio
di pistole cariche, e una grande quantit di fotografie che Nelson aveva scattato
in tutti quegli anni. Le protagoniste erano la bellezza di 113 ragazze e
donne, che andavano dai dieci ai trentaquattro anni di et.
Una ragazza che aveva lavorato per Nelson come cameriera sin dall'et di
sedici anni raccont che almeno due volte la settimana egli la ipnotizzava per
abusare di lei con la scusa che le avrebbe fatto perdere il vizio di rosicchiarsi
le unghie. Mentre si trovava in stato ipnotico Nelson la costringeva a compiere
prestazioni sessuali di cui, visionando il nastro, non si sarebbe mai detta
capace. Anche tutte le altre donne e ragazze - la polizia riusc a risalire a
112 di loro - erano rimaste di sale quando visionando i filmati si erano consapevolmente
rese conto di ci che il maniaco le aveva indotte a compiere. Al
termine del processo Nelson venne condannato a undici anni di reclusione.
Il caso sembra platealmente contraddire una delle basi su cui si fonda la medicina
psichica, vale a dire che sotto ipnosi un soggetto compie solo e soltanto
quegli atti che compirebbe anche in stato di veglia. Un malizioso allievo
del grande medico e ipnotista francese del XIX secolo Jean-Martin Charcot che aveva chiesto a una ragazza sotto ipnosi di spogliarsi ne aveva soltanto
provocato il risveglio. Questo perch la giovane non avrebbe compiuto
quell'atto neppure da sveglia. A proposito poi di azioni criminali, l'opinione
generale  sintetizzata da Bernard Hollander nel suo libro
Hypnosis and Self-Hypnosis (1928) quando scrive: Una
suggestione criminale pu venire recepita
soltanto da una mente predisposta al crimine.
Negli ultimi anni del XIX secolo l'opinione pubblica ebbe modo di interessarsi
all'ipnosi grazie al romanzo di George Du Maurier intitolato Trilby
(1894), che riscosse un successo straordinario. Si racconta la storia di una
giovane e attraente modella del quartiere latino di Parigi di nome Trilby, la
quale un giorno al fine di curare una persistente cefalea si lascia ipnotizzare
da un musicista ungherese di nome Svengali. Tre amici inglesi della ragazza
impediscono all'uomo di procedere ad altri esperimenti, ma quando lasciano
Parigi, Svengali riavvicina la ragazza e la ipnotizza, per convincerla a diventare
una grande cantante (una dote, quella del canto, per la quale Trilby  del
tutto negata). Quando gli amici inglesi, nel frattempo rientrati, la rivedono,
Trilby non li riconosce neppure e d evidenti segni di essere in stato confusionale,
incerta, fino a quando Svengali non le sussurra qualcosa nell'orecchio,
suggerimento che le fa assumere un atteggiamento decisamente ostile
nei confronti degli amici. Nel prosieguo della trama, quando
il perfido Svengali viene accoltellato da un musicista suo
allievo, la povera Trilby sembra
diventata una inetta. Quando l'ipnotista muore, la donna si libera finalmente
dell'incubo e scorda gli anni di schiavit psicologica passati sotto il suo
dominio; tuttavia, le forze vitali che Svengali le trasmetteva la abbandonano
e, ormai priva di vitalit e volont, anche la povera Trilby muore.
In breve, Svengali divenne uno dei pi noti manipolatori del secolo e il suo
nome sinonimo di demoniaco usurpatore della mente altrui. (Nel libro, ovviamente,
 anche contemplata la sudditanza sessuale di Trilby). Ma dal momento
che proprio in quegli stessi anni l'ipnosi stava incominciando a conquistarsi
una certa rispettabilit a livello medico ufficiale, gli psichiatri non
persero tempo a rassicurare l'opinione pubblica sul fatto che nella realt un
uomo come Svengali non pu esistere. Se nel corso dell'ipnosi viene ordinato
al soggetto di compiere delle azioni che normalmente lo ripugnano, egli si
ridesta all'istante. Nel caso dell'allievo di Charcot, egli sarebbe riuscito a far
spogliare la donna soggetto dell'esperimento solo se le avesse detto che in quel
momento si trovava nella sua camera da letto e stava per andare a dormire; in
caso diverso, come per l'appunto era accaduto, la donna non avrebbe compiuto
quell'azione e quindi si era immediatamente risvegliata.
L'ipnosi umana ha una storia che si pu far partire dagli ultimi anni del XVIII
secolo, mentre quella applicata agli animali era nota in Europa sin dal 1636,
quando il matematico Daniel Schwenter osserv che, se si poneva un piccolopezzo di legno ricurvo sul becco di una gallina, questa, osservandolo, cadeva
in trance ipnotica. La stessa cosa accadeva quando si faceva in modo
che una gallina guardasse dritto davanti al proprio becco osservando una linea
retta tracciata col gesso. Circa dieci anni dopo un prete gesuita tedesco,
Attanasio Kircher, osserv che facendo infilare il capo sotto
un'ala a una gallina, bastava un lieve movimento d'aria
attorno per farla cadere in trance
ipnotica. Il metodo  tuttora usato dai contadini francesi quando si recano al
mercato a comprare galline vive. Quasi certamente gli africani conoscevano
l'ipnosi animale sin da molto prima. Nel libro L'ipnosi degli esseri umani e
degli animali (1966) Ferenc Volgyesi descrive come gli elefanti selvatici possano
essere domati costringendoli vicino a un albero da cui far penzolare delle
foglie davanti ai loro occhi. Dopo un po' l'animale si acquieta e si fa mansueto.
L'uomo a cui la tradizione storica associa la scoperta dell'ipnosi, Franz Mesmer,
faceva uso di una tecnica del tutto differente. Convinto che la salute di
una persona dipende dal fluire nel corpo delle diverse correnti vitali, Mesmer
pensava che questa circolazione potesse essere modificata con l'uso di
calamite e magneti. Accortosi che una ferita ritardava o accelerava il flusso
di sangue con l'imposizione delle mani, dedusse anche che gli esseri umani
possono esercitare una forza, quella che chiam magnetismo animale. Mesmer
magnetizzava gli alberi e poi invitava i suoi pazienti ad abbracciarli,
oppure caricava delle grandi tinozze piene d'acqua attorno alle quali li faceva
sedere, i piedi nudi immersi dentro per assorbire il flusso benefico. Tutte
queste operazioni erano realizzate al fine di incrementare la circolazione
delle energie vitali all'interno del corpo.
Uno dei pi illustri seguaci di Memser fu Armand Marie Jacques
de Chastenet, marchese di Puysgur, il quale prese a dedicarsi
al mesmerismo nella sua
tenuta di Buzancy. Un giorno, legato un giovane di nome Victor Race a un albero
al fine di curargli una grave forma asmatica, mentre gli stava praticando
dei passaggi magnetici si era accorto che il ragazzo aveva chiuso gli occhi.
Anche in quelle condizioni aveva continuato a rispondere alle sollecitazioni.
Quando Puysgur glielo aveva ordinato, Victor si era slegato da solo e aveva
incominciato a camminare lentamente nel parco. Puysgur aveva scoperto l'ipnosi.
Ma egli fece anche un'altra importante osservazione, oggi pressoch
dimenticata. Era in grado di imporre degli ordini mentali - per esempio, ripetere
le parole di una canzone a cui stava pensando - che il giovane eseguiva
con pronta obbedienza. Utilizzando un altro soggetto estremamente dotato,
una certa Madeleine, Puysgur diede importanti dimostrazioni di questo potere.
Uno scettico incallito si convinse della realt del fenomeno quando anche
lui, sperimentando con la donna, riusc a farle compiere
alcune azioni dettatele per via mentale: nella fattispecie, le
aveva chiesto di prelevare un oggetto
che lui aveva appositamente sistemato nella tasca della sua giacca. Questa
capacit di influenzare per via telepatica soggetti ipnotizzati venne dimostrata
a pi riprese nel corso del XIX secolo, eppure la medicina ufficiale l'ha
sempre respinta come uno dei tanti miti legati al mistero dell'ipnosi.
I tanti nemici che Mesmer si era procurato lo costrinsero a lasciare Parigi e
Vienna. Caduto in povert mor nel 1815 diseredato e solo. Per tutto il XIX secolo
la medicina ufficiale boll l'ipnosi come un esercizio per ciarlatani, al
punto che i medici che solo osavano avvicinarla venivano addirittura radiati
dall'albo professionale. Fu solo col finire del secolo che l'esimio professor
Charcot la riport all'onore del mondo. Charcot aveva notato che i pazienti
schizofrenici sovente si comportavano come se fossero in stato di ipnosi. Per
esempio, un uomo convinto di avere un braccio paralizzato agiva come se
l'avesse avuto per davvero, anche se in realt il suo braccio era sanissimo.
Sotto ipnosi per poteva essere curato e liberato dalla finta paralisi, come,
ipnotizzandolo di nuovo, gli si poteva nuovamente imporre la paralisi fittizia.
Quando Charcot, dall'alto della sua fama, annunci agli accademici che l'ipnosi
non era altro che una forma di isteria, i colleghi si convinsero che il mistero
era stato risolto e presero a guardare al fenomeno accettandolo. Per questo
ci volle un po' di tempo per rendersi conto che in realt Charcot aveva invertito
i termini del problema e che  l'isteria a essere una specie di condizione
ipnotica. Il paziente isterico , infatti, quello che si convince di soffrire
di qualche malanno e si suggestiona fino a soffrirne davvero. Uno dei colleghi
maggiormente impressionati dalla teoria proposta da Charcot fu Freud
che proprio su questi studi da l a qualche anno avrebbe gettato le basi della
sua teoria sull'inconscio.
Ma, che cos' veramente e con precisione l'ipnosi? Rispondere  impossibile.
All'epoca di Charcot neppure lui lo fece e ancora oggi non esiste una definizione
ufficiale del fenomeno che si possa dire universalmente riconosciuta.
Nel suo libro Bernard Hollander presenta un capitolo intitolato L'ipnosi
spiegata dove enuncia alcuni spunti di grande interesse. Secondo lui il soggetto
in trance dimentica il proprio corpo, quando la sua attenzione  concentrata
sul corpo si sente pesante e come bloccato. Tuttavia egli non sta dormendo.
Per Hollander l'ipnotizzato  paragonabile a una persona intenta a
compiere qualcosa che le piace, quando cio la mente vigile viene a trovarsi
in una condizione di completo estraneamento. Tutti abbiamo avuto modo di
osservare un bambino davanti al televisore, tutto preso a guardare, il pollice
in bocca, completamente catturato con tutto il suo io. Questo induce a credere
che nell'uomo ci siano due menti. Una che tiene a bada il mondo della
realt che ci circonda e dell'esperienza; l'altra capace di ripiegarsi su se stessa
all'interno di un mondo soggettivo, una specie di cinema che ci proiettiamo
nella testa.
All'epoca in cui Freud stava compiendo i suoi studi alla scuola del professor
Charcot a Parigi, in America un cronista di nome Thomson Jay Hudson
stava pure lui avvicinandosi al mistero dell'ipnosi. Avendo assistito in quel di
Washington D.c. a una delle straordinarie performances che l'eminente psicologo
William B. Carpenter era solito fare, ne era rimasto a tal punto affascinato
da decidere di dedicarsi alla ricerca. Quella volta, Carpenter aveva
preso un suo assistente, giovane neolaureato, e, dopo averlo fatto cadere in
trance ipnotica, gli aveva chiesto se desiderava parlare con Socrate, il filosofo
greco. Il ragazzo aveva risposto che purtroppo Socrate era morto da
molto tempo e che la cosa non era possibile, ma Carpenter gli aveva detto che
avrebbe ridestato il suo spirito. Poi, all'improvviso, volgendosi verso un angolo
della sala, aveva esclamato: Eccolo,  l!. L'assistente, che Hudson
chiama semplicemente C, era trasalito. A questo punto Carpenter lo aveva
gentilmente sollecitato ad aprire un dialogo con Socrate, ponendogli tutte le
domande che desiderava, con il solo accorgimento di ripetere a voce alta le
risposte del filosofo, dal momento che il pubblico presente non le poteva udire.
E cos per le due ore successive i presenti avevano potuto seguire un'incredibile
conversazione, nel corso della quale le risposte date da Socrate erano
risultate cos brillanti e acute che qualcuno - diciamo quelli pi inclini all'accettazione
dello spiritismo - aveva lasciato l'incontro con l'assoluta certezza
che chi era intervenuto fosse davvero lo spirito disincarnato del grande
filosofo greco.
Dopo questo primo esperimento, Carpenter era andato avanti introducendo
C a tutti gli spiriti dei pi illustri filosofi. Ogni volta la conversazione era non
solo brillante ma affascinante e unica. Perch le diverse discussioni erano tutte
differenti a seconda dell'intervistato. Alla fine, per dimostrare agli astanti
che comunque non stavano affatto ascoltando le voci degli spiriti, Carpenter
aveva evocato un'altra intelligenza che si era messa a discutere dottamente di
induismo.
Ci che pi di ogni cosa aveva impressionato Hudson era il fatto che per
quanto C fosse un giovane colto e intelligente, con la sua preparazione non
sarebbe certamente stato in grado di rispondere in modo cos approfondito
come aveva fatto. Ovviamente, la sua mente inconscia - o qualunque cosa
fosse - poteva disporre di conoscenze di gran lunga superiori a quelle della
mente conscia. Studiando altri casi, Hudson arriv alla conclusione che
nell'uomo coesistono due menti; egli chiam mente oggettiva quella che
affronta la realt quotidiana, e mente soggettiva quella che viene totalmente
assorbita dal mondo interiore. Il soggetto da lui chiamato C si trasformava
in un genio solo quando era in stato ipnotico, vale a dire quando la sua mente
oggettiva e tutto il suo corpo venivano a trovarsi in una condizione di sospensione.
In tal modo la mente soggettiva era libera di operare. Per dirla in
altre parole, la mente oggettiva funziona come un'ancora, una palla al piede,
che in qualche modo trattiene e imprigiona quella soggettiva. Esiste per
l'eccezione dei grandi uomini, i quali sono capaci, chiss come, di far lavorare
le due menti contemporaneamente, proprio come accade ai bambini piccoli.
In proposito, Hudson ricorda il caso di un oratore americano, Henry
Clay, al quale era stato chiesto di intervenire per contrastare un rivale politico
in Senato. In quei giorni per Clay era ammalato. Deciso egualmente a intervenire,
aveva chiesto al vicino di scranno di tirargli la toga trascorsi dieci
minuti della sua orazione. Intuiva infatti che le energie a disposizione non
erano molte, fiaccato com'era dalla malattia. Dopo due ore terminava il suo
intervento, rendendosi conto solo allora di essere allo stremo delle forze. L'amico,
che aveva rimproverato perch non gli aveva dato il segnale convenuto
dopo dieci minuti, gli aveva risposto che non solo gli aveva strattonato pi
e pi volte la toga, ma lo aveva anche pizzicato e persino punzecchiato con
uno spillo, senza alcun risultato. Clay non si era accorto di nulla. Era come
fosse sprofondato in uno stato di trance profonda, quella stessa, inconsapevole,
in cui scivola un bambino che guarda il programma preferito alla televisione,
il pollice in bocca.
La teoria che Hudson presenta nel suo libro intitolato The Law of Psychic
Phenomena (1893)  che la mente soggettiva possiede poteri
miracolosi. Tutti gli uomini di genio - soprattutto quelli il cui estro sembra zampillare di getto
come innescato da una ispirazione improvvisa e spontanea, quali furono,
per esempio, Shakespeare e Mozart - hanno la capacit di sintonizzarsi a piacere
con questa immensa fonte, il meraviglioso serbatoio della mente soggettiva.
I miracoli di Cristo e quelli dei santi sarebbero secondo lui la manifestazione
di questo formidabile potere.
Ad un certo momento, lo stesso Hudson si convinse di essere lui stesso in
grado di attingere a questa energia interiore e di poterla utilizzare per la cura
di un suo parente afflitto da un gravissima forma di reumatismi che quasi lo
aveva ucciso. L'uomo per viveva a migliaia di chilometri di distanza. Hudson
stabil che il momento migliore per poter agire inviando la sua suggestione
ipnotica curativa era il momento che precede il sonno, quando la
mente oggettiva diventa passiva, proprio come capita nell'ipnosi. Il 15 maggio
1890 Hudson annunci ad alcuni amici che da quel giorno avrebbe dato
inizio all'esperimento terapeutico, ovviamente all'insaputa del diretto interessato,
il povero malato. Qualche mese dopo, uno degli amici al corrente
della cosa aveva casualmente incontrato il bersaglio delle cure psichiche di
Hudson e questi gli aveva confessato di sentirsi decisamente meglio e che i
terribili e dolorosi attacchi si erano diradati. Alla domanda se ricordasse
quando tutto questo era iniziato, l'uomo aveva detto senza esitazione verso
la met di maggio, vale a dire in esatta coincidenza con l'esperimento messo
in atto da Hudson.
Hudson racconta di aver curato con questo sistema non meno di cinquecento
persone. Confessa anche di aver fallito certamente in due occasioni, con
due pazienti che, guarda caso, erano stati avvisati della sua intenzione di curarli
in quel modo.
Grazie a queste esperienze Hudson aveva avuto modo di rendersi conto di
un'altra peculiarit della mente soggettiva: i suoi formidabili poteri tendono
a manifestarsi in modo spontaneo, senza che la mente conscia se ne renda
conto. Non appena il processo si fa consapevole, infatti, ha la tendenza a
bloccarsi, come congelato, nello stesso modo in cui la mano di uno scolaro si
blocca nel momento in cui il professore lo scruta da dietro per vedere che cosa
sta scrivendo. Questa osservazione spiega anche come mai alcuni medium
falliscono quando vengono testati in pubblico. Per loro  un po' come fare
l'amore in una piazza piena di gente.
Possedendo due menti, i poteri dell'uomo tendono a interferire con l'una e
con l'altra. Negli anni attorno al 1870 un ipnotista, certo Carl Hansen, era solito
inscenare un fatto spettacolare. Scelto un soggetto, dopo averlo fatto cadere
in uno stato di profonda trance ipnotica, lo suggestionava dicendogli di
avvertire il corpo farsi duro e rigido. Poi la persona veniva sistemata in orizzontale
fra due sedie che servivano da appoggio, la testa su una i piedi sull'altra.
Infine, Hansen invitava alcune persone a sedersi sopra quel corpo rigido
come il marmo facendo constatare che non capitava nulla e che il peso
veniva sopportato senza pericoli n cedimenti. Accadeva che la mente oggettiva
del soggetto veniva messa da parte e al suo posto si inseriva la volizione
dell'ipnotista che da quel momento comandava le operazioni, sostituendosi
alla mente oggettiva dell'ipnotizzato. In condizioni normali impartiamo al
nostro corpo l'ordine di sedersi oppure di stare in piedi. Ma sovente siamo in
condizioni negative, siamo insicuri oppure stanchi e l'ordine impartito esce
fuori fiacco e esitante. Siamo preoccupati e minati dalla nostra insicurezza.
Quando l'ipnotista impartisce i suoi ordini lo fa col piglio di un sergente
maggiore e questa perentoriet possiede la capacit di liberare il potere della
mente soggettiva. Ne consegue, ovviamente, che se fossimo capaci di operare
con noi stessi in questo identico modo, saremmo capaci di ottenere dei veri
e propri miracoli.
Ma allora, viene da domandarsi, come mai le persone sicure di s e pronte
non riescono lo stesso a ottenere miracoli? Semplice: perch esse hanno soprattutto
badato a sviluppare la mente oggettiva, il conscio, la parte di loro
che si relaziona con la realt quotidiana e non la mente soggettiva. La genialit
- e di conseguenza coloro che ottengono miracoli - nasce dal contatto fra
le due menti.
Hudson si dice certo che anche tutti i cosiddetti fenomeni paranormali nascano
dall'azione delle forze messe in atto dalla mente soggettiva. Nel corso
di una seduta, a cui Hudson aveva partecipato, una penna appoggiata su un
piano si era messa a scrivere da sola, indicando messaggi importanti non solo per lui personalmente, ma anche in generale per tutti i presenti. Ne era rimasto
sconcertato, ma qualche giorno dopo ripensandoci a mente fresca aveva
intuito che comunque non c'era nulla nel contenuto dei messaggi che non
potesse risalire alla mente del medium, qualora questi possedesse delle doti
di telepatia. Era cos giunto a concludere che il soggetto, in modo del tutto inconsapevole,
era riuscito a leggere nella mente degli astanti e poi aveva usato
le energie miracolose della sua mente soggettiva per liberare la penna nella
stesura di quei messaggi sbalorditivi, perch cos personali. Se dunque una
cosa simile era possibile, voleva dire che anche tutti gli altri fenomeni paranormali
e psichici, compresi i fantasmi e il poltergeist, potevano essere spiegati
allo stesso modo. In realt Hudson precorreva i tempi. Ci vorranno ancora
molti anni prima che la ricerca psichica giunga a riconoscere
che il poltergeist viene indotto e provocato dalla mente di un
adolescente in fase di formazione psichica.
Considerando la sua opera intuitiva e brillante, conoscendo la sua ipotesi di
fondo, viene da dire che Hudson riusc a giungere a queste conclusioni avendo
libero accesso al tesoro nascosto della sua mente soggettiva. Altrove in
queste pagine ho segnalato che le prove attestanti l'esistenza degli spiriti
non possono essere liquidate con superficialit. Ed infatti Hudson non ottenne
risultati altrettanto positivi quando decise di affrontare anche il curioso fenomeno
della psicometria, vale a dire la capacit di certe persone particolarmente
sensibili di leggere la storia di un oggetto tenendolo fra le mani. Alcune
fra le ricerche pi approfondite e interessanti su questo argomento furono
condotte da un geologo, il professor William Denton. Avvolti campioni di
rocce e reperti archeologici in pacchi di carta scura tutti uguali, dopo averli
mescolati li sottoponeva all'esame delle sue psicometre - la moglie e la cognata
- invitandole a provare a narrare la storia di uno degli oggetti scelto a
caso. A volte l'accuratezza della descrizione risultava a dir poco eccezionale,
come nel caso di un frammento di lava proveniente dalla citt di Pompei, che
aveva provocato un dettagliato resoconto dell'eruzione del Vesuvio, oppure
la tessera di un mosaico di una villa romana che aveva stimolato l'immagine
delle legioni romane e della casa di un vecchio soldato in pensione. In verit
l'esperimento della tesserina di mosaico aveva in parte frastornato il professor
Denton, in quanto egli sapeva che il piccolo oggetto proveniva dalla casa
del celebre oratore Cicerone, che era alto e magro e niente affatto corrispondente
al soldato che era stato tratteggiato come molto robusto. Fu solo qualche
anno dopo che, per caso, Denton venne a sapere che la villa era anche appartenuta
al dittatore romano Silla, la cui descrizione fisica si attagliava alla
perfezione a quella ricevuta nel corso del test psicometrico.
Tutto questo, ad ogni buon conto, non tocca l'idea centrale che sta nel cuore
della tesi di Hudson, ossia che in noi sono presenti due menti, le quali
quando si ostacolano l'una con l'altra invece di coordinarsi assieme, altro
non ottengono che limitare le grandi potenzialit dell'essere umano. Il concetto
trainante  che se solo riuscissimo a dare maggiore spazio allo slancio
che ci viene dalla liberazione della mente soggettiva potremmo trasformarci
in veri superuomini.
Fra il 1893 e il 1903, anno della sua morte, il libro di Hudson divenne un
best-seller, continuamente ristampato edizione dopo edizione. Come mai, allora,
un'ipotesi tanto stimolante non  mai riuscita a farsi largo in modo decisivo
nell'opinione pubblica? La risposta si pu sintetizzare in un solo nome:
Freud. Perch le due menti di Hudson, quella oggettiva e quella soggettiva,
altro non sono che l'ego e l'id di Freud, ossia il conscio e l'inconscio,
anche se vi sono alcune importanti differenze. Per Freud, che era fondamentalmente
pessimista, la mente inconscia era una forza passiva, una specie di
contenitore di rifiuti che non faceva che procurare disagi, come per esempio
le nevrosi. La mente conscia  vittima di questa energia inconscia negativa,
che ha soprattutto uno sfondo di natura sessuale. Hudson si sarebbe detto disgustato
nel sentire bistrattare in modo cos volgare la parte di noi che lui
chiamava mente soggettiva. Ma, poich Freud era uno scienziato e Hudson
un semplice cronista ormai in pensione, le conquiste di quest'ultimo sono
sempre state snobbate dal mondo accademico.
Tuttavia, l'ipotesi delle due menti era destinata a ricevere un'altra formidabile
spinta da l a qualche decennio. Sin dal XIX secolo si era ipotizzato che
le sezioni che compongono il nostro cervello avessero compiti differenti. Si
riteneva che la funzione del linguaggio risiedesse nella parte sinistra del cervello,
dal momento che pazienti che presentavano questa parte del cervello
danneggiata non riuscivano pi a articolare bene le parole. La parte destra si
pensava sovrintendesse invece al riconoscimento delle sagome e delle prospettive,
cos che un artista che l'avesse avuta danneggiata non sarebbe pi
riuscito a esprimersi. Non sarebbe in grado di disegnare un trifoglio cos
com', ma lo disegnerebbe con i tre petali uno accanto all'altro, sullo stesso
piano.
Un artista che abbia il lobo sinistro danneggiato non sarebbe
dunque in grado di parlare, ma saprebbe conservare le sue
capacit artistiche; mentre un
oratore col lobo destro danneggiato continuerebbe a essere eloquente come
sempre, ma non sarebbe in grado di disegnare un trifoglio.
Il lobo sinistro governa anche la logica e il ragionamento e tutte quelle operazioni
come fare la lista della lavanderia o risolvere un gioco di parole crociate.
Il destro invece  coinvolto in attivit diverse, come il gusto della musica
o il riconoscimento delle fisionomie. Per farla breve, si pu dire che
mentre il lobo sinistro si pu definire scientifico, quello destro  artistico.
Una delle constatazioni pi curiose della affascinante fisiologia umana, sta
nel fatto che la parte sinistra del corpo  governata dal lobo destro del cervello
e viceversa. Nessuno sa con esattezza perch, salvo immaginare che
questo singolare incrocio non giovi a una maggiore e pi profonda integrazione.
Se accadesse il contrario, ossia se il lobo destro del cervello guidasse
la parte destra del corpo e quello sinistro la sinistra, potrebbero forse esplodere
dei conflitti di frontiera; invece cos come stanno le cose, si pu dire
che ciascuna parte ha un piede nel territorio dell'altra e viceversa.
Se si rimuove la calotta cranica, lasciando la parte alta del cervello scoperta,
si possono osservare i due emisferi che paiono del tutto simili a una grossa
noce con una zona intermedia che funge da collegamento, un ponte fra le
due parti. Questo collegamento  costituito da un blocco nervoso detto corpus
callosum o commissura. La patologia medica rivela che in certe persone
la commissura non  presente e tuttavia il loro cervello funziona normalmente.
Questa osservazione ha portato qualche neurofisiologo a immaginare di
poter far fronte a gravi malattie come, per esempio, l'epilessia, resecando
questo ponte. Qualche esperimento ha dato buoni risultati. In alcuni soggetti
epilettici le crisi si sono diradate, senza provocare apparenti mutamenti nella
personalit e nel loro comportamento. A questo punto ci si  chiesti quale sia
la vera funzione della commissura. Per qualcuno sarebbe proprio il ponte per
la trasmissione delle scariche epilettiche, per altri sarebbe semplicemente una
sorta di sostegno per tenere insieme i due lobi senza che si flettano.
Alcuni test condotti in America negli anni Cinquanta hanno incominciato a
gettare un po' di luce su questo grande mistero. Si  notato che se un paziente
resecato andava a sbattere con la parte sinistra del corpo contro lo spigolo
di un tavolo, non sembrava accorgersene. Ci stava a dimostrare che la
separazione dei due lobi del cervello otteneva l'effetto di impedire che una
parte del cervello fosse al corrente di ci che riguardava l'altra. Quando un
gatto veniva istruito a compiere una certa operazione avendo un occhio bendato,
nel momento in cui gli si chiedeva di ripeterla invertendo l'occhio, non
riusciva pi a compierla. Esperimenti simili a questo segnalavano l'indubitabile
presenza di due cervelli. (Per amore di semplicit, parlo in questa sede di
occhio sinistro e destro. A essere precisi, ambedue gli occhi sono connessi
con i due lobi cerebrali, cos sarebbe pi corretto parlare di campo visivo sinistro
o destro del soggetto, in questo caso un gatto. In test di questo genere
con soggetti che hanno subito la resecazione cerebrale, viene loro chiesto di
fissare lo sguardo a destra oppure a sinistra. Ad ogni modo, questa ulteriore
precisazione non compromette la comprensione di ci che segue).
Se a un paziente viene mostrata una mela da osservare con l'occhio sinistro
e un'arancia da osservare col destro e poi gli si chiede che cosa ha esattamente
visto, egli risponder, un'arancia. Ora, esortandolo a scrivere che
cosa ha osservato con l'occhio sinistro, non esiter a scrivere una mela.
Una paziente alla quale era stato detto di guardare con il lobo destro un'immagine
oscena era immediatamente arrossita per il pudore. Quando le era
stato chiesto come mai era arrossita aveva per risposto che non lo sapeva.
Certo, perch la persona che aveva provato vergogna era quella che viveva
nella sezione destra del suo cervello, mentre lei viveva in quella sinistra.
Questo  vero per tutti noi (fatta eccezione per i mancini, che hanno le valenze
dei lobi cerebrali invertite). La persona a cui date del tu vive nella parte
sinistra, quella che ha a che fare con il mondo reale del quotidiano; mentre
quella che dimora nella destra  sconosciuta.
Chi legge pu benissimo obiettare che n lui n io abbiamo il cervello resecato
nelle sue due sezioni. Poco importa. Una volta Mozart confess che le
note gli si presentavano liberamente nella mente e che la sola cosa che gli restava
da fare era di trascriverle sul rigo musicale. Da dove arrivavano? Ovviamente,
dal lobo destro del suo cervello, quello artistico. Dove andavano?
Verso il lobo sinistro, dove Mozart viveva nella concretezza di tutti i giorni,
ossia a depositarsi sul rigo musicale fatto di carta. Mozart era senza dubbio
un soggetto dal cervello diviso. E se lo era Mozart, possiamo ben dire di esserlo
tutti. La persona che chiamo io  lo scienziato. L'artista vive nell'ombra,
raramente ne percepiamo la presenza, salvo quando siamo profondamente
rilassati o colpiti dalla ispirazione. Siamo propensi a diventare
soggetti da lobo destro quando siamo alterati dall'alcol, che ci rende pi
consapevoli della nostra altra met. Questo accade, se cos si pu dire, solo a condizione di anestetizzare la parte sinistra del cervello (cosa che spiega
come mai risolvere un pur semplice quesito matematico diventa ancora pi
arduo quando abbiamo alzato un po' il gomito). Ecco perch l'alcol fa cos
tanti proseliti. Lo stesso - ma con conseguenze certo pi gravi - avviene con
le droghe.
Possiamo senz'altro dire che la parte sinistra e destra del cervello corrispondono
grossolanamente alla mente soggettiva e oggettiva di Hudson.
D'accordo, ma tutto questo in che modo ci aiuta nella comprensione del mistero
dell'ipnosi? Ecco: sembra che l'ipnotista riesca a anestetizzare il lobo
sinistro - lo mette a dormire per un po' - esaltando la funzione attiva del destro.
Se Hudson  nel giusto - e le ragioni per crederlo sono davvero molte -
a questo punto il cervello destro ha pieni poteri per utilizzare in tutta la sua
energia la mente soggettiva.
Stando alla medicina d'oggi, l'ipnosi avrebbe la funzione di rilassare e di allentare
la tensione del conscio. Non potr mai trasformarvi in un superuomo.
Eppure, ancora una volta, l'evidenza dei fatti concreti sembra contraddire
questa posizione. Come gi abbiamo visto, il marchese di Puysgur riusciva
a trasmettere ordini telepatici a Victor Race, mentre il giovane era in trance
ipnotica. E chiunque, armato di santa pazienza, si prenda la briga di dare una
scorsa ai quattro ponderosi volumi di Eric J. Dingwall che
costituiscono l'opera Abnormal Hynotic Phenomena - dedicata
soprattutto alla casistica e alla
storia dell'ipnosi del XIX secolo - non faticher a rintracciare decine e decine
di casi in cui si dimostra l'evidenza dell'esistenza della telepatia sotto
ipnosi. Uno dei casi pi straordinari citati da Dingwall  quello dei fratelli
Alexis e Adolphe Didier, capaci in trance ipnotica di prestazioni eccezionali.
I due, per esempio, potevano disputare una partita con le carte da gioco a dorso
in su, oppure uno era in grado di indovinare le carte che l'altro teneva in
mano come gli stesse alle spalle.
Anche il padre dei due giovani era un soggetto ipnotico notevole, capace di
entrare in stato di trance in modo spontaneo mentre a tavola leggeva il giornale,
continuando a leggere anche quando gli scivolava sotto il tavolo e non
poteva pi fisicamente vederlo. Alexis, il pi dotato dei due, era particolarmente
bravo nella cosiddetta chiaroveggenza viaggiante. Riusciva a
dire con esattezza che cosa stava facendo in un preciso
istante il soggetto da lui
visitato, oppure viaggiava andandolo a trovare nella sua casa descrivendo
alla perfezione tutto ci che aveva visto. Il fenomeno potrebbe spiegarsi ricorrendo
alla telepatia, salvo che Didier era in grado di rivelare al soggetto
cose che lui stesso non conosceva. Una volta era stato chiamato a descrivere
l'ufficio di un magistrato. L'esperimento gli era riuscito cos bene da arrivare
a segnalare persino la presenza di una campanella sulla scrivania, particolare
che il magistrato aveva negato. Ma quando era rientrato a casa aveva
scoperto che Didier aveva ragione: durante la sua assenza era stata la moglie
a collocare l'oggetto sopra il suo tavolo.
Alfred Russel Wallace, che pu a buon motivo considerarsi uno dei primi,
con Darwin, ad aver intuito il concetto della teoria dell'evoluzione, incominci
sin da quando era un giovane insegnante a occuparsi di ipnosi, scoprendo
che molti dei suoi allievi erano soggetti sensibili. Uno condivideva a distanza
le sensazioni di Wallace: se il professore si pizzicava un braccio, subito il
ragazzo si strofinava nel punto preciso; se mangiava dello zucchero, si leccava
soddisfatto le labbra, se assaggiava un pizzico di sale, faceva delle smorfie.
Nel corso degli anni Ottanta del XIX secolo lo psicologo francese Pierre Janet
riusc a indurre la condizione ipnotica in una sua sensibilissima paziente
di nome Leonie, mentre si trovava addirittura dall'altra parte della citt di Le
Havre imponendole l'ordine di venire da lui. Gli esperimenti vennero eseguiti
secondo protocolli rigidi e scientifici, sotto l'egida e il controllo della
Societ per la ricerca psichica.
Quasi un secolo dopo era stato il dottor Gustav Pagenstecher a scoprire in
una delle sue pazienti, Maria Reyes de Zierold, la straordinaria capacit di
condividere le sue sensazioni. I sapori che lui sperimentava venivano descritti
dalla veggente e se si scottava il dito con un fiammifero, la donna dava
segno di essersi bruciata anche lei nello stesso dito. La prima volta che l'aveva
ipnotizzata Maria gli aveva rivelato che dietro la porta del laboratorio
c'era la figlia che origliava. Pagenstecher, che non ci credeva, era corso all'uscio
ma solo per constatare che Maria aveva ragione. Nella fattispecie si
potrebbe pensare che la sensitiva se ne sia accorta
semplicemente percependo qualche rumore provenire dalla porta,
ma Maria era anche capace di dire
al professore ci che lui aveva appena fatto in un'altra stanza. Sotto ipnosi
Maria aveva anche dato mostra di ottime qualit di psicometra, riuscendo a
raccontare con grande ricchezza di particolari la storia di oggetti che teneva
semplicemente in mano. (Per un resoconto dettagliato degli esperimenti di
Pagenstecher e Maria Reyes de Zierold, rimando al mio libro The Psychic
Detectives).
Ovviamente, tutto questo apre l'orizzonte su un'altra grande possibilit, vale
a dire che l'ipnosi non  soltanto far cadere qualcuno in una condizione di
trance, ma anche il segno della possibilit che una mente possa influenzarne
un'altra in modo diretto. Nel libro Over th Long High Wall, lo scrittore J. B.
Priestley racconta di come una volta nel corso di un noioso convegno letterario
tenutosi a New York egli dichiarasse a chi gli era seduto vicino l'intenzione
di indurre uno dei presenti a rivolgergli un segno di ammiccamento. La
persona prescelta era una donna dall'aspetto serissimo, una non ammicca-
trice per intenderci. Si era concentrato. Dopo qualche istante, la signora si
era girata e aveva ammiccato. Il vicino di Prestley dubitava si fosse trattato
di un vero ammiccamento, ma dopo la cena di rito, la donna era venuta al tavolo
per scusarsi con Prestley per l'inconsueto gesto, dicendo semplicemente:
Le chiedo scusa, ma non so che cosa mi  preso.
Questo episodio ci riporta drasticamente al primo interrogativo che ha aperto
questo capitolo, se un ipnotista possa influenzare un soggetto al punto da
fargli compiere un atto criminale contro la sua volont. L'evidenza suggerisce
che  possibile. Nel 1865 in Francia, un vagabondo di nome
Thimotheus Castellan venne processato con l'accusa di aver
rapito e violentato una ragazza
di nome Josephine. Una sera aveva bussato al cottage del padre della ragazza
per chiedere ospitalit per la notte. La mattina dopo, mentre il padre e i fratelli
della ragazza erano al lavoro, alcuni vicini di casa avevano notato l'uomo
tracciare nell'aria dei gesti, come dei passaggi ipnotici, alle spalle della
giovane. A pranzo Castellan aveva eseguito un ultimo e definitivo gesto con
le mani e Josephine era caduta a terra priva di sensi. A questo punto l'aveva
portata in camera da letto e l'aveva stuprata. Nel racconto della violenza, la
ragazza disse che avrebbe voluto opporsi ma che non poteva farlo perch
completamente paralizzata. Dopo, l'uomo se n'era andato portandosela dietro,
dando segno di disporre della sua volont nelle varie fattorie presso le
quali si erano di volta in volta fermati, facendola camminare a quattro zampe
come una bestia. Alla fine la brutta avventura di Josephine si era conclusa con
l'arresto dello stupratore che era stato condannato a dodici anni di galera.
Nel 1934 a Heidelberg un ipnotista di nome Franz Walter incontra una donna
su un treno e con un semplice battito di mano le induce la trance. Dopo averla
rapita e violentata la costringe a lavorare come prostituta sotto la sua protezione.
Poi la spinge a pi riprese a sbarazzarsi del marito e quando i vari tentativi
falliscono la induce al suicido. In due occasioni la donna viene salvata da passanti
capitati per caso. Alla fine della storia un poliziotto, resosi conto che 
schiava dell'ipnosi, penetra nella sua mente, si fa rivelare il nome del suo persecutore
e riesce ad arrestare Walter a cui toccano dieci anni di prigione.
Nel 1985 due criminali di nazionalit portoghese, ambedue di nome Manuel,
riuscirono a spillare a un bel po' di gente i risparmi di una intera vita di
lavoro semplicemente utilizzando l'ipnosi. Ricordando, una delle vittime,
una donna, disse che un giorno mentre stava tranquillamente parlando con
uno di loro, Manuel le aveva appena toccato la mano e improvvisamente si
era sentita fredda in tutto il corpo.
Poi era precipitata in una condizione di stupore nella quale non poteva che
obbedire e cos gli aveva consegnato tutto il suo denaro, l'equivalente di pi
di mille sterline.
I due lestofanti erano stati catturati per caso quando una parrucchiera, sentendo
una cliente promettere al telefono che li avrebbe incontrati per consegnare
loro tutti i suoi risparmi, aveva immediatamente avvisato la polizia. I
due furono imprigionati.
Tutti questi casi sembrano testimoniare che nell'ipnosi esiste una componente
telepatica indubbia - vale a dire la possibilit che una mente abbia influenza
su un'altra - dando credito a leggende come quella raccontata all'inizio
di questo capitolo del perverso Svengali. Il gi citato Ferenc Volgyesi si
dichiara convinto che le dicerie correnti a proposito dello sguardo incantatore
dei serpenti non sono affatto prive di fondamento. Cita gli esempi di rane,
rospi, conigli e altri piccoli animali trapassati dallo sguardo del serpente
che dilata a dismisura le pupille. Ha anche fotografato alcuni altri animali
impegnati in questo scontro delle volont in cui li si vede semplicemente
l'uno al cospetto dell'altro immobili. In un caso, un rospo era riuscito a spuntarla
con un serpente.
Con questo non intendiamo contrastare la validit della teoria sull'ipnosi
comunemente accettata, vale a dire che si tratta in linea di massima di un fenomeno
suggestivo.
L'ipnosi, come abbiamo visto, si fonda su una condizione di astrazione che
l'operatore riesce a innescare in un soggetto sensibile, di solito suggerendogli
di dormire, che le palpebre gli si stanno facendo pesanti e cos via. Ma 
la parte destra del cervello - l'altro voi - che accetta queste suggestioni e vi
mette a dormire, mentre lui continua a rimanere ben vigile. A questo punto i
suoi poteri sono a disposizione dell'ipnotista (il quale sostiene, a sua volta,
che un buon soggetto ipnotico dovrebbe sempre essere in grado di curare il
prossimo a distanza, proprio come detto da Hudson).
Ci che pare essere successo nel caso di Nelson, lo stupratore di cui abbiamo
narrato la storia,  che la suggestione da lui imposta alle sue vittime le
rendeva totalmente incapaci di governare il loro corpo, facendole precipitare
in una condizione di sonno, simile all'anestesia, grazie alla quale poteva approfittare
sessualmente di loro.
Ma sarebbe un errore pretendere che questo sostenga il punto di vista secondo
cui un ipnotista non sia in grado di convincere una persona riluttante a
sottomettersi alle sue pretese sessuali. Nel suo libro dal titolo Open to Suggestion
(1989) Robert Temple dedica un capitolo alla questione delle violenze
patite da soggetti ipnotizzati. Una donna violentata raccont che nel corso
di una seduta l'ipnotista le aveva tolto il reggiseno e l'aveva a lungo toccata,
ci nonostante lei aveva accettato un altro appuntamento. La volta successiva,
dopo averla fatta scivolare in una trance leggera:
Prese di nuovo ad accarezzarmi il seno, poi mi aveva fatto scendere i pantaloni e le calze,
per potermi toccare la vagina... Quindi mi chiese di toccargli i genitali e di prenderglielo
in mano... Io dissi di no... dopo qualche istante gli presi il pene... ma solo perch
dentro di me avrei voluto staccarglielo dal ventre, ma chiss come e perch non ero in
grado di farlo. Tuttavia quando aveva avvicinato i suoi genitali puntando con maggiore
insistenza ero stata presa dal panico e all'improvviso mi ero messa a gridare forte.
In questo caso  palese che la donna non aveva alcun desiderio di essere
violentata, allo stesso modo in cui la povera donna avvicinata da Manuel non
aveva nessuna intenzione di farsi alleggerire dei risparmi di una vita intera.
Si tratta chiaramente di casi in cui - come per Thimotheus Castellan e Franz
Walter - la volizione di chi agisce prevale su quella della vittima. Temple cita
anche il caso di una violenza omosessuale subita da un soldato da parte di
un suo colonnello, un abile ipnotista. Il ragazzo, pur non desiderando affatto
il rapporto, non era riuscito a opporsi alle avances del superiore perch impedito
da una paralisi pressoch totale del corpo.
Temple ricorda inoltre un episodio accaduto a lui stesso e che getta una luce
interessante sull'ipnosi. Mentre stava seguendo un corso di trattamento
ipnotico, un giorno non era riuscito a ridestarsi completamente. Siccome l'insegnante
aveva fretta di andarsene, non ci aveva badato e lo aveva rassicurato
dicendogli che era pienamente consapevole. Sceso in strada, Temple era
salito sull'auto della moglie venuta a prenderlo e sentendosi ancora stranito
l'aveva pregata di dargli qualche buffetto, al che lei, guardandolo in faccia,
l'aveva trovato cos buffo da scoppiare a ridere. Lungo la strada del ritorno a
casa, Temple aveva visto un albero e le aveva ordinato di fermare la macchina.
Sceso dall'auto, era corso ad abbracciarlo e, scoppiato in lacrime, aveva
incominciato a dirgli quanto era bello. Poi si era buttato nel prato ed era stato
a fissare il cielo stellato, parlando a vanvera. In effetti, si stava comportando
come un ubriaco. Una volta a casa aveva sentito la necessit di scolarsi
mezzo bicchiere di gin puro tutto d'un fiato - un liquore che non gli piaceva
affatto - e, grazie al cielo, era completamente rientrato in s. Anche in
questo caso risulta evidente come il soggetto si renda conto di essere ancora
in stato ipnotico senza per riuscire a far nulla per evitarlo, in questo caso a
recuperare una condizione di presenza completa.
La questione solleva un altro importante aspetto. William James ha messo
in risalto quanto sia comune osservare come in certi giorni ci si accorga con
chiarezza di non poter gestire la nostra energia vitale, in altre parole, di non
essere al meglio. Ci sentiamo appannati e spenti, proprio come il motore di
un'auto che procede a singhiozzo per non essersi ancora scaldato a sufficienza.
Non per niente, il grande esoterista e maestro Gurdjieff asseriva che la nostra
coscienza ordinaria altro non  che uno stato di sonnolenza dalla quale
siamo in grado di uscire soltanto in virt di sforzi
sovrumani. (La parola hypnosis deriva dal greco hypnos, che
significa sonno).
Dunque, l'ipnosi non  affatto una condizione strana o
anormale da ignorare. Offre preziosi spunti per vedere quel
che non funziona nell'essere umano
e come rovinarsi la vita con le proprie mani sia una delle cose pi facili del
mondo. Perch il vero grande problema dell'uomo  quello di ridestare la
mente.
Quando siamo pensierosi e annoiati la prima cosa che avvertiamo  l'alienazione
che ci provoca la realt. Ci sentiamo come intrappolati nel mondo fisico
del momento presente che stiamo vivendo. La realt  peggio di una
prigione. Esattamente l'opposto di ci che accade quando siamo allegri e eccitati
- come quando, per esempio, ci predisponiamo a vivere un appuntamento
programmato - o quando siamo profondamente rilassati. In queste
condizioni il mondo  infinitamente bello e affascinante; la realt sembra dispiegarsi
davanti a noi con infinite possibilit, come un paesaggio visto dalla cima di una montagna.
 evidente che in simili frangenti le due parti del cervello agiscono all'unisono, sono in stretta comunicazione. Quando siamo annoiati e stanchi, siamo in trappola, non solo all'interno del mondo fisico ma anche nel cervello sinistro.
Per dirla in sintesi, siamo nella condizione di un paziente con il cervello
resecato nel mezzo. Lo stesso capita quando siamo assorbiti da un sogno
a occhi aperti, con la sola differenza che in questo caso la trappola  costituita
dal mondo interiore, ossia la parte destra del cervello. Chi trascorre
molto del suo tempo in questo stato - nella condizione che possiamo definire
di fuga - non riesce pi a sopportare il mondo reale e passa da una trappola
all'altra, da quella dell'interiorit a quella della esteriorit determinata
dal mondo fisico.
Viceversa, quando siamo allegri e soddisfatti, rilassati, diventiamo, seppure
per poco, un paziente a tutto cervello. La parte destra - quella dell'intuizione
del s - si sente perfettamente desta e comprendiamo al volo come questa
pienezza corrisponda nel modo pi prossimo al concetto che l'uomo ha
di consapevolezza globale. Uno degli aspetti pi singolari che caratterizzano
questi stati d'animo consiste nel riconoscere come gli affanni e le preoccupazioni
che ogni giorno ci angustiano non siano in realt che delle piccole cose,
essendo il frutto improprio dell'attivit di sola mezza coscienza, quella
che per noi  invece considerata normale.
Il filosofo francese Sartre ha coniato una parola che molto bene si adatta a
raffigurare i momenti in cui ci sentiamo intrappolati: nausea. Per lui  questa
la realt fondamentale dell'esistenza umana - ci che si potrebbe definire
la condizione di base della nostra consapevolezza - qualcosa di molto simile
al vedere una bella donna la mattina presto appena alzata, i bigodini in testa
e un dito di crema antirughe spalmato sulla faccia. Ne consegue che la vita
non ha alcun senso e che l'uomo altro non  che una passione inutile, come
egli sintetizza con grande efficacia. Anche Simone de Beauvoir, che gli fu
compagna nella vita, sa catturare l'essenza della nausea quando scrive:
Mi guardo inutilmente allo specchio e mi racconto la mia storia. Non mi riesce
mai di cogliermi come una cosa unica. In me non faccio che sperimentare
il vuoto del mio io. Sento che non esisto. Ovviamente, la scrittrice non sa
che sta riferendosi a qualcosa che noi gi conosciamo: l'esperienza di essere
intrappolati nella parte sinistra della coscienza. D'altro canto,  parimenti
evidente che sbaglia quando si rammarica di non potersi mai cogliere come
un'entit unica e completa e quando dice non esisto. Quando siamo nelle
condizioni di tutto cervello non solo percepiamo pienamente la nostra
realt ma quella del mondo intero e, come d'incanto, all'improvviso, sappiamo
di esistere.
Ci che rende interessante il pensiero di Sartre  che la sua filosofia sull'esistenza
umana - non per niente  riconosciuto come uno dei padri fondatori
dell'esistenzialismo - si fonda sull'errore di base che la nausea sia per davvero
la verit ultima dell'umana realt: la bella signora coi bigodini in testa.
Ci malgrado, questa filosofia riecheggia in quasi tutti i pi illustri letterati e
scrittori del nostro tempo, da Ernest Hemingway a Albert Camus, da Graham
Green a Samuel Beckett, al punto che si potrebbe dire costituisca uno dei fattori
dominanti del pensiero e della letteratura d'oggi. Per, ancora una volta,
non possiamo non sottolineare che si tratta di un errore, una falsa interpretazione.
In verit, la nausea non  un'occhiata sulla realt, ha la stessa poca
importanza di un mal di testa e, curiosamente, sotto certi aspetti persino simile.
Se Sartre avesse avuto nozione dell'esistenza dei due emisferi del nostro
cervello, non avrebbe di certo tardato a riconoscere di avere eccessivamente
esaltato l'importanza di una cosa secondaria come la nausea. E se
mai riuscissimo, una volta per tutte, a comprendere che il nostro senso di
alienazione che nasce nella parte sinistra della coscienza non corrisponde
affatto al quadro della realt della condizione umana, siamo certi che sperimenteremmo
all'istante un'immediata crescita di ottimismo e vitalit.
Da tutto questo c' ancora un'importante osservazione da fare. Come si 
detto e visto, l'ipnosi  soprattutto suggestione. Gli inviti dell'operatore (i
tuoi occhi ora si faranno pesanti...) hanno l'effetto di intrappolarci nella parte
sinistra della nostra consapevolezza. Noia e pessimismo fanno lo stesso.
Ma se credete - come Sartre - che la vita sia priva di senso e che l'uomo altro
non sia che una inutile passione, ebbene vi trovate in una condizione
permanente di autosuggestione negativa e l'intrappolamento operato dalla
parte sinistra diventa purtroppo il nostro modo normale di essere coscienti.
Cos la nausea si trasforma in una specie di profezia che si autodetermina.
Se la trappola che la parte sinistra di noi ci tende  gi di per s una cosa pessima,
peggio ancora  accettarla come norma. Viceversa, se accettate l'idea di
diventare consapevoli dell'esistenza della condizione che abbiamo chiamato
di tutto cervello e che questa deve essere la situazione standard della vostra
vita, allora anche le ricadute nelle trappole di cui sopra verranno accettate per
quello che sono, dei semplici incidenti di percorso, dei fastidiosi, ma passeggeri,
mal di testa.
In tutto questo, riteniamo, stia dunque la vera e profonda importanza delle
scoperte fatte dal marchese di Puysgur a proposito dell'ipnosi. La messa a
nudo di una curiosa anomalia che ha sollevato straordinari interessi e interrogativi
sulla mente umana. Il quasi totale eclisse cui  andata incontro l'ipnosi
nel XIX secolo dimostra quanto poco agevoli da affrontare siano questi problemi:
era molto pi facile far finta di niente e semplicemente
rifarsi alle vecchie convinzioni in merito alla consapevolezza
umana. Oggi l'uomo che accetta
la realt dell'ipnosi (sebbene siano ancora tanti i luminari accademici
che la ritengono una illusione) si trova al cospetto di un bivio nel momento
in cui contestualmente non riesce a farsene un quadro completo che ne contempli
tutte le implicazioni. Da parte nostra siamo certi che quando anche
questa opera di sintesi e di comprensione sar finalmente avvenuta e riconosciuta
in ambito accademico - cos come si accetta ormai universalmente la
nozione dell'inconscio o dell'erotismo nel bambino - l'umanit sar pronta a partire per un viaggio affascinante alla scoperta delle sue inesplorate, immense potenzialit interiori.
...
.
...
FINE.